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L’accordo sui “top job”, la prima seduta del Parlamento e la nuova Commissione: che cosa succede ora nel gioco delle nomine europee

L’accordo sui “top job”, la prima seduta del Parlamento e la nuova Commissione: che cosa succede ora nel gioco delle nomine europee


A Bruxelles sono ore di trattative, veti e messaggi subliminali. I capi di Stato e di governo dei 27 membri dell’Ue si riuniscono in un Consiglio informale e puntano a chiudere subito la partita più importante, quella dei “top job” dell’Ue: presidenza dell’esecutivo (la popolare tedesca Ursula von der Leyen), presidenza del Consiglio europeo (il socialista portoghese António Costa), la presidenza del Parlamento (la popolare maltese Roberta Metsola) e l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza (la liberale estone Kaja Kallas). Ma vediamo nel dettaglio qual è il percorso delle nomine Ue, innestato dalle elezioni europee del 6-9 giugno.

La formazione dei gruppi (entro il 15 luglio)

Dopo le elezioni, ogni Paese notifica al Parlamento europeo i nomi dei nuovi eurodeputati, i quali devono dichiarare per iscritto di non avere nessuna funzione incompatibile con il nuovo ruolo. Superata la verifica della commissione Affari legali, sono ufficialmente membri del nuovo Europarlamento.

Nell’aula non si siedono per nazionalità, ma per gruppo. Nelle settimane successive alle elezioni, si dividono in gruppi politici sulla base delle loro idee e dei loro valori. Il giorno dell’ufficialità dovrebbe essere il 4 luglio (la deadline è comunque il 15). Non è una formalità. Entrare in un gruppo assicura ai singoli partiti fondi e ruoli di rilievo nel nuovo Parlamento. Soprattutto, permette ai gruppi di contarsi e aprire ufficialmente le danze per la creazione della maggioranza che, come vedremo più sotto, eleggerà la Commissione europea.

(reuters)

I gruppi della passata legislatura erano, in ordine di grandezza, 7: Ppe (176 deputati, per l’Italia Forza Italia), S&D (139, Pd), Renew (102, con Italia Viva, Più Europa, Azione), Verdi (71, Verdi), Ecr (69, Fdi), Id (49, Lega), Gue/Ngl (37, ovvero la sinistra radicale).

Non affiliati erano ben 62: tra loro il M5S, la cui mancata adesione a un gruppo ha condizionato negativamente la sua capacità di influenza. Per formare un gruppo servono almeno 23 deputati di sette Paesi diversi. Nel caso di alcuni nuovi partiti – come l’estrema destra romena Aur o i moderati ungheresi di Tisza – ci sono già trattative per l’ingresso in Ecr o Ppe, le cui fila dunque saranno più corpose di quanto dicono i sondaggi.Dal voto del 6-9 giugno sta emergendo al momento questo emiciclo: Ppe (190), S&D (136), Renew (80), Ecr (76), Id (58), Verdi (52), Gue/Ngl (39), mentre 89 sono appunto ancora senza gruppo e devono decidere cosa fare. Dunque i dati politici più importanti sono che da un lato la “maggioranza Ursula” – quella che elesse Ursula von der Leyen alla guida dell’esecutivo – ha sostanzialmente tenuto (Ppe, S&D e Renew avevano 417 seggi e ora ne hanno 406, cioè 45 in più rispetto alla maggioranza di 361 che serve per eleggere il presidente della Commissione), e però le destre radicali, cioè Ecr (Meloni) e Id (Salvini e Marine Le Pen) si sono rafforzate e puntano a contare di più anche in virtù del fatto che ora guidano appunto un Paese fondatore come l’Italia e sono in lizza per vincere le elezioni anticipate anche in un altro, la Francia, dove il partito di Le Pen è in testa nei sondaggi (se Le Pen vincerà e Ursula von der Leyen vorrà i voti suoi e di Meloni in Consiglio non potrà dunque ignorarle).

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L’elezione del presidente dell’Europarlamento (16-19 luglio)

I nuovi parlamentari europei si riuniranno dal 16 al 19 luglio a Strasburgo per la prima plenaria. In quell’occasione, forse già il 16, eleggeranno con voto segreto il loro presidente per due anni e mezzo rinnovabili (oggi è la popolare maltese Roberta Metsola, grande favorita della vigilia): se nessun candidato ottiene una maggioranza assoluta dopo tre votazioni, alla quarta si passa al ballottaggio. Vengono eletti anche i suoi vice e i questori, e si decide il numero di deputati che faranno parte di ogni commissione parlamentare.

L’elezione del presidente della Commissione Ue (16-19 luglio)

Il presidente della Commissione europea (l’organo esecutivo, guidato attualmente dalla popolare tedesca Ursula von der Leyen) viene nominato a maggioranza dai leader dei Paesi nel Consiglio europeo. L’idea è che questa volta possa succedere già al Consiglio europeo del 27-28 giugno. Ma il Consiglio informale di oggi serve proprio a facilitare questa ipotesi. Se il 27-28 non si arriva a un risultato, si ipotizza un Consiglio straordinario il 10 luglio.

La prima preferenza dovrebbe andare allo Spitzenkandidat (candidato di vertice ufficiale) del gruppo che avrà vinto più seggi, e dunque, sondaggi alla mano, Ursula von der Leyen del Ppe. L’ultima volta però lo Spitzenkandidat del Ppe, vincitore delle elezioni, ovvero Manfred Weber, non ottenne la nomina. Dunque il Consiglio ha una sua autonomia e soprattutto deve tenere conto anche della maggioranza in Parlamento.

Il candidato proposto dal Consiglio fa un discorso a Strasburgo, partecipa al dibattito e deve ottenere la maggioranza degli eurodeputati, il cui voto è segreto.Ursula von der Leyen

Vista l’incertezza politica internazionale, aggravata dalla campagna elettorale per le presidenziali americane di novembre, i governi vorrebbero spingere il Parlamento alla nomina del presidente della Commissione già il 18 luglio.

Se il candidato non ottiene i voti necessari, gli Stati devono proporne un altro entro un mese mediante il Consiglio europeo, che delibera a maggioranza qualificata. Se ne riparlerebbe, a Strasburgo, ben dopo la pausa estiva, il 16-19 settembre.

La nascita della Commissione (autunno)

Una volta poi eletto, il presidente della Commissione, in collaborazione con il Consiglio, seleziona i commissari sulla base delle indicazioni di ogni singolo Paese (una procedura “nazionalista” che non piace ai federalisti) e assegna loro un settore di competenza. Ogni Stato ha un commissario.

(reuters)

Anche in questo caso – dopo il via libera della commissione Affari legali che esamina le dichiarazioni di interessi dei candidati – ci sono delle audizioni pubbliche, davanti alle commissioni del Parlamento europeo che si occupano dei temi di competenza di quel commissario. Il Parlamento dà dunque la sua valutazione sul Commissario, spingendo il presidente della Commissione a puntare su di lui o meno anche a rischio di non ottenere poi la fiducia (famosa fu la bocciatura dell’italiano Rocco Buttiglione nel 2004 per le sue posizioni sulla donna e sull’omosessualità).

Infine, appunto, il presidente della Commissione presenta tutta la Commissione e le sue priorità politiche, affronta il dibattito e chiede la fiducia a maggioranza del Parlamento. Ottenutala, il Consiglio europeo lo nomina formalmente a maggioranza qualificata.



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Written by bourbiza mohamed

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