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Nfl, la notte di Tom Brady, mai più nessuno con la 12, una statua per lui: “Io, un Patriot per sempre” e abbraccia Bill Belichick

Nfl, la notte di Tom Brady, mai più nessuno con la 12, una statua per lui: “Io, un Patriot per sempre” e abbraccia Bill Belichick


E’ la notte dei ricordi. E’ la notte in cui si celebra la grandezza. E’ la notte delle emozioni e degli occhi lucidi. E’ la notte della nostalgia. E’ la notte di Tom Brady e dell’incredibile dinastia che ha creato quasi dal nulla ai New England Patriots.

Trattiene a stento le lacrime la leggenda vivente del football americano, per molti the Goat, il migliore di ogni tempo, l’ex bambino che sognava di essere come Joe Montana e che ha superato il formidabile leader dei 49eres conquistando qualcosa come sette Super Bowl (sei con i Pats) in una carriera infinita terminata a 45 anni con un’ultima apparizione ai play off.

Al Gillette Stadium si contano sessantamila spettatori. Ma sembrano persino di più. Sono tutti per lui. L’occasione è il suo ingresso nella Hall of fame dei Patriots e ci sono tutti, ma proprio tutti quelli che dovrebbero esserci.

Ci sono anche ferite da sanare, dissidi da ricomporre, incomprensioni da risolvere, come in ogni lunga e appassionante storia d’amore, quella tra il quarterback con la numero 12 e una franchigia che prima di lui neppure immaginava di diventare quella che poi è diventata.

(afp)

E allora il momento più significativo è stato probabilmente l’abbraccio con Bill Belichick, il guru di quei Pats improvvisamente invincibili, o quasi, con lui in sideline e il 12 in cabina di regia offensiva.

“È stato un grande onore per me scegliere Tom e allenarlo per 20 anni”, ha detto Belichick al pubblico che lo ha a lungo applaudito. “Se penso a tutto ciò che ha portato alla squadra…è stato davvero un onore per me essere coinvolto in questo.”

Spazzati via in un amen i maligni che raccontavano come i due, di fatto, negli ultimi tempi non si sopportassero. E anche quelli che dicevano come Tom fosse andato via, ai Bucs, proprio per dimostrare che senza Bill avrebbe vinto ancora. E che il contrario non sarebbe avvenuto.

Brady, su questo punto, è voluto intervenire anche per provare a porre fine all’eterno dibattito se lui o Belichick fossero i reali protagonisti del successo dei Patriots durante il loro lungo tempo trascorso insieme in New England.

“Non sono stato io. Non sei stato tu, Bill. Siamo stati noi”, ha detto Brady. E ha aggiunto: “Vorrei essere chiaro. Non c’è nessun altro allenatore per cui preferirei giocare se non per Bill Belichick”. Bello…

Divertente il momento con Drew Bledsoe, che avrebbe dovuto essere la vera stella a lungo termine dei Pats ma che un infortunio prima e l’esplosione dello sconosciuto Brady poi, di fatto, allontanarono dal grande palcoscenico della Nfl.

Riavvolgiamo il nastro del destino. Scelta numero 199 – pazzesco eh…- nel draft del 2000, Brady ereditò il posto da titolare nella sua seconda stagione in New England quando Bledsoe, l’ex scelta numero 1 in assoluto, si infortunò e guidò i Patriots al Super Bowl quell’anno. Il primo dei suoi sei titoli nei successivi due decenni.

Di nuovo difronte a Brady, Bledsoe ha scherzato dicendo che Tom non ha seguito la regola numero 1 di ogni backup che si rispetti: “Sei stato il peggior quarterback di riserva nella storia della Nfl. Non hai mai imparato…quando mi sono ripreso dovevi tornare a sederti in sideline e invece…”. Invece Drew e il mondo intero si sono inchinati davanti all’insospettabile (allora) grandezza del 12.

(afp)

Tra gli ospiti a sorpresa un altro grandissimo: Peyton Manning, categoria fuoriclasse assoluti. Disinvolto (“sì, sì, mi applaudite perché avete bei ricordi: ogni volta che venivo qui ne uscivo sconfitto…”) e in vena di confessioni agonistiche: “Sapete, ogni volta che mancava niente alla fine ma la palla era in mano a Brady io non davo proprio nulla per scontato. Cosa facevo? Mi mettevo in disparte e dentro di me pregavo che andasse bene..E ragazzi, non è che lo facessi con altri eh…”. Uno splendido complimento.

Il parterre di amici, ex giocatori, artisti (Matt Damon in prima fila), intervenuto per omaggiare il 12 era di primo piano.

E all’applausometro ha vinto il talentuoso ricevitore di quei tempi, Randy Moss, che ha battuto persino divi del Gillette Stadium come Rob Gronkowski, Julien Edelman, Wes Welker.

Tom si è commosso (è accaduto spesso nella notte dedicata a lui) quando il proprietario del team, Robert Kraft, ha annunciato il ritiro dalla numero 12: “Nessuno nei Patriots la indosserà più dopo Tom, è ufficialmente in pensione”. E ha svelato: “Farò costruire una statua di 12 piedi in bronzo che raffigurerà il nostro magnifico quarterback”.

(afp)

Poi è toccato a lui, in un tourbillon di sentimenti forti, parlare. Ma anche stavolta non ha sbagliato. “Ciao Pats Nation, è bello essere a casa. Io sono Tom Brady. E io sono un Patriot. Per sempre”.

(afp)



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Written by bourbiza mohamed

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