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Che cosa ha fatto per noi l’Europa: la difesa dello stato di diritto nei Paesi membri

Che cosa ha fatto per noi l’Europa: la difesa dello stato di diritto nei Paesi membri


L’ultima puntata della battaglia per la difesa dello stato di diritto nell’Ue si è svolta la settimana scorsa. E ha avuto un esito finalmente positivo. La Commissione europea ha infatti deciso di chiudere la procedura contro la Polonia, e ciò nonostante il Paese non abbia ancora approvato tutte le riforme che erano state richieste. Si tratta di un segnale molto importante verso Varsavia, che dopo le ultime elezioni di ottobre è passata da un governo di ultradestra – sovranista anti-Ue e in continuo conflitto con Bruxelles sull’indipendenza dei giudici e dei media – ad uno di centrodestra liberale ed europeista guidato dall’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che ha rinnegato l’assalto alla giustizia dei suoi precedessori, i quali sostenevano anche che la legge nazionale avesse il primato su quella comunitaria.

La questione ungherese

Ma se la questione polacca, apertasi nel 2017, è ora chiusa, rimane spalancata l’altra, quella ungherese. Budapest, dal 2018, è sotto la lente di Bruxelles. Alla lunga lista di lamentele – appunto l’attacco all’indipendenza di giudici e media, ma anche la proibizione di una vaghissima “propaganda Lgbtq”, per tacere del discusso veto, pur formalmente legittimo, sugli aiuti europei all’Ucraina, invasa dalla Russia amica del premier Viktor Orbán – si è aggiunta ultimamente la legge con cui il governo ha istituito una autorità apposita per punire i partiti che ricevono finanziamenti esteri. In questi anni tutte le istituzioni europee hanno denunciato apertamente le politiche di Orbán. E sono anche passate all’azione.

(reuters)

Alle lettere di protesta dei capi di governo sono seguite le risoluzioni ad ampia maggioranza del Parlamento europeo, che tra le altre cose ha chiesto che Budapest non prenda le redini del semestre europeo, il cui inizio è previsto per il primo luglio. Ancora più importante è stata la decisione degli Stati membri e della Commissione europea di sospendere l’erogazione di milioni di fondi Ue all’Ungheria in mancanza di riforme – il parziale dietrofront di Ursula von der Leyen, che a dicembre ha sbloccato 10,2 miliardi come contropartita politica per il mancato veto di Orbán all’avvio dei negoziati per l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, ha anche spinto a marzo l’Europarlamento allo storico passo di portare in tribunale la Commissione.

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Come funziona l’articolo 7

Il fatto che le due battaglie abbiano coinvolto due governi di estrema destra non è un caso (i sovranisti sono per definizione in conflitto con i valori dell’Ue), ma dietro non c’è nessun complotto. C’è uno strumento legale che si chiama “articolo 7”, un meccanismo dei trattati che rende ogni Paese responsabile del rispetto dello stato di diritto. Secondo l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea, tra i valori fondamentali ci sono il rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritti e il rispetto dei diritti umani. In caso di violazione di questi valori, la procedura ex articolo 7, introdotta dal Trattato di Amsterdam nel 1997, prevede due meccanismi: uno per le misure preventive, se c’è un chiaro rischio di violazione dei valori Ue, e uno per le sanzioni, se la violazione è avvenuta.

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Le sanzioni non sono definite chiaramente dai trattati ma possono includere la sospensione del diritto di voto a livello del Consiglio dell’Unione europea e del Consiglio europeo. In entrambi i casi la decisione finale spetta ai rappresentanti degli Stati membri nel Consiglio europeo, ma il quorum è diverso a seconda della situazione. Per quanto riguarda il meccanismo preventivo la decisione in seno al Consiglio richiede la maggioranza dei quattro quinti degli Stati membri, mentre in caso di violazione è necessaria una decisione all’unanimità dei capi di stato e di governo. Naturalmente ad esclusione dello Stato oggetto della procedura, che non prende parte ai voti.

Secondo l’articolo 7 il Parlamento è una delle istituzioni che può prendere l’iniziativa di chiedere al Consiglio di determinare se c’è un rischio di violazione dei valori europei. Per essere adottata la proposta deve ottenere la maggioranza assoluta, cioè il voto favorevole di 376 eurodeputati o dei due terzi dei presenti.

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Il meccanismo di condizionalità

Nel 2020, il Parlamento ha approvato il cosiddetto “meccanismo di condizionalità dello Stato di diritto“, grazie al quale, come abbiamo visto nel caso ungherese, il rispetto dello stato di diritto e di altri valori diventa una condizione affinché gli Stati membri ottengano fondi dell’Ue. Ma la Commissione, se ritiene che uno Stato stia violando il diritto comunitario, può avviare procedure di infrazione dinanzi alla Corte di giustizia europea che possono portare a sanzioni finanziarie. Si tratta di strumenti che sono stati applicati per cercare di “convincere” Polonia e Ungheria a rispettare la democrazia e i diritti, ma valgono come monito per tutti: dalla Slovacchia di Robert Fico (sovranista di sinistra che sta seguendo la stessa strada di Orbán) alla Grecia dello scandalo spyware fino alla stessa Italia, sotto osservazione per la giustizia e la libertà dei media.



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Written by bourbiza mohamed

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