in

Una questione di millisecondi – la Repubblica

Quando arrivò Google, alla fantastic degli anni ‘90, la cosa strabiliante per noi che eravamo utenti del primo, caotico Internet, erano i tempi di risposta: su una schermata bianca e pulita c’era, e c’è ancora, una stringa dove scrivere una richiesta e quando ti arrivava la risposta c’era scritto che ti era arrivata in un certo numero di millisecondi. Il fatto che la nostra domanda potesse arrivare nei server di Google in California e tornare indietro con una risposta sensata e utile in quel lasso di tempo che possiamo paragonare a un battito di ciglia, period magia.

Ai tempi la regola sul Internet, quando volevi navigare, period l’attesa: anche solo for every andare on line serviva un minuto buono in cui il laptop or computer restituiva suoni cui molti si sono affezionati e per caricare un intero sito serviva spesso tanta pazienza. Da allora le cose sono molto cambiate, grazie alla banda ultralarga e ai processori dei Laptop, tutto è diventato più veloce e fluido. Mancava una cosa: la possibilità di conversare con una intelligenza artificiale con tempi di reazione umani. Se un chatbot o un robot impiegano troppo a rispondere, rivelano subito la loro natura, il fatto di essere fatti di silicio, di non essere umani. Arrive se sentissi le rotelline girare.

La nuova versione di ChatGPT presentata ieri, oltre al fatto di poter interagire anche con suoni, foto e video, oltre che testo, fa sparire le rotelline, cioè accorcia ancora i tempi di reazione. Che adesso vanno da 200 a 500 millisecondi per analizzare la richiesta, capire il contesto e generare una risposta appropriata e trasmetterla dal server al nostro pc. Mezzo secondo al massimo, o, nei casi più semplici, la metà di mezzo secondo. Più veloce, in media, di una reazione umana. Può sembrare nulla ma è tantissimo: stiamo creando strumenti artificiali in grado di capire alla perfezione il nostro linguaggio, di avere perciò un’idea precisa di arrive funziona il mondo, e di dialogare con una prontezza simile a quella delle persone.

Se questa cosa avrà l’impatto che ha avuto Google nelle nostre vite, questi agenti saranno presto i nostri assistenti personali con cui dialogheremo tutto il giorno. Sarà importante ricordarsi però che non sono umani, che sono soltanto modelli matematici addestrati a dare ottime risposte. 



Leggi di più su repubblica.it

Written by bourbiza mohamed

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Non c’era nessun uomo ‘misterioso’ nella vita di nostra madre

Intervista a Matteo Falcinelli: “Torturato in cella, da allora in me si è spento qualcosa”