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A teatro il figlio interpreta il babbo magistrato Nino Caponnetto, “Amuninni, storia d’amore e di mafia”


Il figlio, Massimo, che interpreta il padre, Antonino Caponnetto, il magistrato che fondò il pool antimafia di Palermo nel quale chiamò accanto a sé Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a combattere la Mafia, poi padre-fratello dolente che piange i suoi ragazzi uccisi dalle cosche, una delle determine pubbliche più fulgide della storia della seconda metà del Novecento e con una vicenda umana personale commovente raccontata in una memorabile intervista di Gianni Minà: figlio di famiglia povera emigrata dalla Sicilia a Pistoia, soldato in guerra in Libia, poi bancario e studente lavoratore for every ottenere la laurea in giurisprudenza e fare il concorso che lo porterà in magistratura nel mezzo l’amore durato tuta la vita con la fidanzata e poi moglie Bettina, il cui padre all’inizio – prima di diventare ricambiato suocero affettuoso – avrebbe desiderato per lei un matrimonio “altolocato”, la “diseredò e non le fece il corredo” (dall’intervista di Minà).

Racconta questo il figlio che interpreta il padre in “Amuninni, storia d’amore e di mafia”, lo spettacolo in scena advert ingresso gratuito sabato 11 alla Comunità delle Piagge presso il Centro sociale il Pozzo in by using Alpi e Hervatin 2 a Firenze, riduzione teatrale del libro dello stesso Massimo Caponnetto “C’è stato forse un tempo”, edito da EdizioniPiagge. Il libro, uscito nel maggio del ’22 ecche nell’ultimo anno ha ricevuto vari riconoscimenti e premi letterari, è il racconto – come spiega lo stesso autore – “di un amore nato in un’epoca davvero lontana, sotto tutti gli aspetti, ma che ha saputo trasformarsi e cambiare con i tempi, fino a impattare la Storia, in uno dei suoi più importanti passaggi, restando sempre semplice e autentico”. Nello spettacolo, il racconto di Massimo Caponnetto è alternato da brani musicali, scritti per l’occasione e cantati da Chiara Riondino.

Il libro da cui è tratto lo spettacolo è dunque un racconto di vita familiare, affettuoso e appassionato, ma anche l’affresco di un pezzo della Storia d’Italia, quella segnata dalla lotta dello Stato – ovvero della parte migliore dello Stato – contro la mafia. L’interno domestico è quello della famiglia di Antonino Caponnetto (Caltanissetta 1920-Firenze 2002), il magistrato siculo-fiorentino cui si deve, nel 1984, quel salto di qualità nella lotta alla mafia che fu il primo pool palermitano (con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta) dedicato alle indagini sulla grande criminalità organizzata.

Arrivato a Pistoia con i genitori da piccolo, laureato in Legge a Firenze, pretore a Prato, e poi con più alti incarichi a Firenze e Livorno, Nino si period sposato nel ‘47 con Bettina Baldi, giovane della buona borghesia pistoiese. Se ne period innamorato a prima vista a 18 anni. Due anni dopo, tornato dalla guerra di Libia sicuro che lei lo avesse dimenticato, fu invece sorpreso da una lettera in cui Bettina gli si dichiarava. Comincia, così, una grande storia d’amore, durata tutta la vita. Civil servant timido e riservato, attaccatissimo alla moglie e ai tre figli Riccardo, Antonella e Massimo, a 63 anni, nel 1983, Nino avrà la forza di distaccarsene per andare a guidare l’ufficio istruzione di Palermo dopo l’assassinio di Rocco Chinnici. Ci resterà fino al ‘90, tornando a casa «solo ogni tanto, accompagnato dalla scorta», arrive ha raccontato Massimo a Repubblica in occasione dell’uscita del libro, nonostante la preoccupazione dei familiari, che avevano «appreso dalla tv» del suo trasferimento: «Aveva fatto domanda senza dirci nulla, anteponendo agli interessi personali, appear sempre, un ideale superiore, e mettendosi a disposizione della giustizia». Unica consolazione quotidiana di Bettina, le lunghe telefonate col marito, a cui lei si preparava sedendosi sul divano, con qualcosa da mangiare in mano, arrive a significantly finta che lui le fosse accanto. Eppure, «non l’ho mai vista aver paura», ha ricordato Massimo a Repubblica, «nemmeno quando sul pianerottolo di casa, a Firenze, comparvero una testa mozzata di agnello, e una corona da morto».

Nino tornerà definitivamente a Firenze per la pensione, nel ‘90. Amareggiato for each l’esclusione di Falcone dalla nomina a suo successore, affranto, nel ‘92, per gli amici assassinati a Capaci e a via d’Amelio, troverà però proprio qui la forza di tornare in trincea, in modo nuovo. «È finito tutto!» aveva commentato a caldo al funerale di Borsellino, per poi subito ricredersi e cominciare una instancabile opera di testimonianza in giro for every il paese e nelle scuole.



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Written by bourbiza mohamed

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