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La Newsletter. Una legislatura per allargare e riformare l’Ue


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Allargare l’Ue, passando da 27 a 32 o addirittura 36 membri. E contemporaneamente, anche in vista di questo ambizioso obiettivo, riformarla per renderla più governabile ed efficace. Saranno due obiettivi fondamentali della prossima legislatura europea, quella che si aprirà dopo le elezioni del 6-9 giugno, e proprio per questo sarà importante capire chi uscirà vincitore dalle urne: perché se i sovranisti avranno la meglio bloccheranno alcune riforme, come quelle che puntano a cancellare il potere di veto dei singoli Stati. E a quel punto l’allargamento ad Est – reso ormai necessario, dopo tanti anni di attesa, anche dalle aggressive campagne di influenza russa – rischierebbe di trovare nuovi ostacoli, di essere limitato o di creare caos nell’Unione.

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L’appello del Parlamento europeo

Della questione sono essere consapevoli il Parlamento europeo, la Commissione Ue e diversi leader nazionali. L’Europarlamento ha approvato il 29 febbraio ad ampia maggioranza – 305 sì, 157 no, 71 astensioni – una risoluzione in cui si dichiara che l’Ue ha bisogno di riforme istituzionali e finanziarie per garantire la sua capacità di assorbire nuovi membri. Nel mirino c’è anzitutto il superamento dell’obbligo dell’unanimità, insomma appunto del diritto di veto, in aree come la politica estera e quella di difesa – è una necessità che si è mostrata evidente negli ultimi tempi, quando il presidente ungherese filorusso Viktor Orbán ha ricattato gli altri 26 sulla concessione degli aiuti a Kiev – ma servirà intervenire anche per Fisco, Salute o Ambiente.Nel testo si chiede anche che l’Ue stabilisca obiettivi concreti di riforma, tabelle di marcia e tempistiche medie per ciascun Paese candidato all’adesione, senza corsie preferenziali o scadenze fisse predefinite. I Paesi che realizzeranno progressi sostanziali nelle riforme dovrebbero quindi essere in grado di integrarsi gradualmente nelle politiche comuni dell’Ue, come il mercato unico, anche prima di aderire formalmente all’Unione. “Con l’arrivo di nuovi membri e senza riforme, l’Ue sarà completamente paralizzata, dobbiamo essere all’altezza di questa sfida e avviare una revisione dei trattati per democratizzare l’Unione, per rafforzare le nostre politiche comuni e il nostro bilancio in vista dei futuri allargamenti – ha commentato il relatore ombra di Renew Europe al testo, l’eurodeputato Sandro Gozi – Riformiamo l’Unione per unificare il continente!”.

Già pochi mesi prima, il 22 novembre, l’esigenza di riforme dell’Ue era stata esplicitata dall’Europarlamento con l’approvazione di un’altra risoluzione – 305 sì, 276 no, 29 astensioni, con i no dei gruppi a cui appartengono Fratelli d’Italia e Lega, ovvero Ecr e Id – in cui si chiedeva di aprire una Convenzione per la riforma dei Trattati, con l’obiettivo di arrivare a un maggiore uso del voto a maggioranza qualificata, al diritto di iniziativa legislativa per il Parlamento, alla nascita di referendum europei, all’aumento delle competenze condivise nell’Ue e all’istituzionalizzazione del sistema degli Spitzenkandidaten (i candidati indicati dai singoli partiti per la presidenza della Commissione Ue). L’idea di una Convenzione è stata rilanciata dalla Conferenza sul futuro per l’Europa (esperimento di democrazia partecipativa a cui hanno lavorato per un anno 800 cittadini scelti a caso), ma per aprirla serve il via libera di 14 Stati membri nel Consiglio europeo, e già 13 l’hanno definita una idea prematura. La parola definitiva spetterà insomma ai leader nazionali. Intanto nel Consiglio del 21 e 22 marzo i leader europei si sono impegnati ad adottare in merito “entro l’estate del 2024 conclusioni su una tabella di marcia per i lavori futuri”.

La posizione della Commissione Ue

Anche la presidente uscente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – candidata a succedere a se stessa dal Ppe, partito che sicuramente si confermerà prima forza dell’Europarlamento – si è espressa in favore di riforme profonde che accompagnino l’allargamento. Il 20 marzo la Commissione ha pubblicato una comunicazione ufficiale in cui si legge: “L’Ue deve approfondirsi mentre si allarga. Dobbiamo cominciare a prepararci oggi per l’Unione di domani e usare l’allargamento come catalizzatore di progresso. Se prima le riforme erano necessarie, con l’allargamento diventano indispensabili”. La Commissione di Bruxelles, in particolare, suggerisce “integrazioni graduali” di nuovi membri, ovvero un loro ingresso parziale, per poi farli accedere completamente in tutte le aree in un secondo momento, quando avranno rispettato interamente i criteri di ammissione.

Sul fronte della governance, la Commissione è a favore della riforma dei Trattati, ma ipotizza anche di usare le cosiddette “clausole passerella”, che permettono di passare in Consiglio dall’unanimità alla maggioranza qualificata in alcune aree.

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I Paesi candidati all’ingresso nell’Ue

Ma quali sono i Paesi che potrebbero entrare nell’Ue? I candidati che hanno già iniziato i negoziati per l’adesione sono 5: Albania, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia e Turchia (con quest’ultima il discorso è stato però interrotto). Poi ci sono i 4 che hanno ricevuto lo status di candidato: Bosnia-Erzegovina, Ucraina, Moldavia e Georgia. Infine c’è il Kosovo in attesa dello status di candidato. In molti casi si tratta di situazioni che si sono sbloccate nella passata legislatura, e che quindi ora vedono alcuni Paesi chiedere che si arrivi al via libera definitivo. L’ultimo ad entrare nell’Ue è stata la Croazia, ormai 11 anni fa.

Pochi giorni fa lo stesso presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha detto a Repubblica a Claudio Tito: “Dopo la guerra in Ucraina l’allargamento è un’esigenza che si è rafforzata”.Il processo che porta all’ingresso di nuovi membri si giustifica con la necessità di promuovere la pace e la stabilità nelle regioni vicine ai confini dell’Ue: proteggere così il futuro di quanti sono cittadini europei all’interno delle attuali frontiere, stimolare le riforme democratiche ed economiche dei Paesi che intendono diventare un giorno membri dell’Ue, costruire uno spazio più ampio in cui vengano rispettati i valori e le norme dell’Unione.

E davanti alla possibilità che i Paesi sovranisti blocchino le riforme più “europeiste” c’è già chi, come il team di esperti incaricato di studiare una proposta da Francia e Germania, immagina una Ue a quattro cerchi concentrici, a quattro livelli diversi di integrazione. Comunque sia, il momento è arrivato: il Covid e l’invasione russa dell’Ucraina hanno dimostrato che c’è bisogno di più Europa, indietro non si torna, e l’allargamento non può essere più rimandato.

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“Voglio ricordare al Parlamento che quando noi operavamo per unificare l’Europa c’era anche un condiviso impegno a cambiare le regole con le quali l’Europa opera – ha ricordato la scorsa settimana a Strasburgo Romano Prodi, in occasione dei 20 anni dell’ultimo grande allargamento – Cambiare per essere più unita, per essere più forte nel mondo. Questo impegno è stato mantenuto, in parte, ed è ora di completarlo”.



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Written by bourbiza mohamed

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