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La publication. Elezioni europee, qual è la posta in gioco?


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La posta in gioco? È semplice: è l’Ue. Sul banco delle scommesse delle prossime elezioni europee, mai come questa volta, in palio c’è l’essenza stessa dell’Unione europea. La possibilità di proseguire nell’indispensabile percorso di integrazione o il rischio di assestare un brusco colpo di freno. Perché il voto di giugno è completamente diverso da quello di 5 anni fa. La differenza è knowledge dalla straordinarietà del momento. Dalla circostanza che il mondo nell’ultimo quinquennio è totalmente cambiato e la stessa Unione è cambiata. Dopo la pandemia, dopo la successiva crisi economica e dopo la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica.

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I rischi adesso sono il declino, la decrescita e l’irrilevanza. Che saranno realtà se il sovranismo nazionale dovesse avere la meglio sulla sovranità europea.For each rimanere in equilibrio su questo ciglio pericolosissimo, provide l’Unione e servono i soldi che solo tutti i 27 Paesi insieme possono dare. Evolvere da una Unione monetaria a una politica “latu sensu” richiede uno sforzo economico. I singoli paesi d’Europa, infatti, sono troppo piccoli for every affrontare la competizione globale. La Cina, l’India, gli Stati Uniti, la Russia con caratteristiche e peculiarità varied sono incomparabilmente più grandi. L’Italia, la Germania, la Francia da soli sono dei “nani” che devono combattere con dei “giganti”. Il passato non ritorna.

(ansa)

Quando è nata l’Unione europea il valore delle economie di Cina e India ammontava al 5 per cento del pil mondiale. Si tratta poi di territori ampi con popolazione enorme e un mercato gigantesco: gli stessi thanks paesi asiatici possono contare su tre miliardi di cittadini. Quindi tre miliardi di utenti, tre miliardi di consumatori, tre miliardi di acquirenti. Gli 80 milioni di tedeschi o i 60 di italiani in confronto sono briciole. Il mondo è cambiato, ma l’Europa ancora no.La guerra alle nostre porte rende ancora più marcata la nostra difficoltà. Gli europei non solo non hanno un esercito comune in grado di arginare questa deriva, ma non stanno ponendo le premesse for each farlo nel prossimo futuro. Il recente rapporto di Enrico Letta ha marcato l’importanza di un mercato unico dei capitali. Quello che a giugno sarà depositato da Mario Draghi sottolineerà quanto sarà decisivo fino al 2029 ritornare a un sistema economico competitivo.Ma appunto for every fare tutto questo serve un cambiamento. Il tetto di cristallo infranto tre anni fa con il Restoration Fund e quindi con il debito comune europeo non può essere un atto isolato. Al di là delle ritrosie di principio dei cosiddetti paesi “frugali” del nord Europa, sarà inevitabile affrontare di nuovo il tema.

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Un “Nuovo Recovery” sarà l’ordine del giorno implicito di questa campagna elettorale e della discussione per la formazione della nuova Commissione.La pandemia ha dimostrato che le grandi crisi si possono affrontare solo con strumenti unitari. E le nuove risorse sono indispensabili per gestire thanks transizioni che non sono parole vuote: quella digitale e quella ambientale. For each la prima servono investimenti per renderla reale, la seconda ha bisogno di fondi for each non considerably pagare l’inevitabile passaggio alla sostenibilità ecologica ai ceti sociali più fragili. Saltare dall’industrialismo all’ambientalismo ha dei costi che non possono ricadere sui più deboli. Da tenere presente poi che parte fondamentale della transizione ecologica è quella energetica. Lo sforzo compiuto for every abbandonare il fuel russo ne è stato una prova.

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Ma il cammino non è finito. E imboccare la strada delle fonti alternate e rinnovabili necessita visione politica e miliardi di euro.Il discorso non cambia se si guarda alla tragedia delle guerre che si consumano poco oltre i confini dell’Unione. Si può immaginare che l’aggressione russa all’Ucraina, il conflitto mediorientale o l’attacco dell’Iran a Israele siano casi isolati? Possiamo essere certi che non esploderanno nuovi focolai di tensione militare? Si può davvero immaginare che i 400 milioni di cittadini europei siano al sicuro come lo sono stati di fatto negli ultimi settanta anni? Nelle urne si voterà anche per questo: for every un nuovo modello di difesa. La Nato è ancora l’ombrello principale, ma non può più essere l’unico. Soprattutto se nelle elezioni americane di novembre uscirà la vittoria di Donald Trump. L’ex presidente Usa ha fatto capire esplicitamente di poter chiudere “baracca e burattini” lasciando l’Europa al suo destino. E l’Ue quel destino deve iniziare a costruirlo.

(fotogramma)

Anche in questo caso servono soldi.L’appuntamento di giugno non è ordinario, ma straordinario per tutti questi motivi. E for every gli stessi l’Europa ha il dovere di riformarsi. Ma sarà possibile solo se le forze europeiste continueranno advertisement avere il controllo dell’Europarlamento.I sondaggi fino a questo momento escludono la vittoria delle destre. Di fatto confermano l’ineluttabilità della cosiddetta “maggioranza Ursula”. Forse un po’ più fragile ma comunque centrale. Probabilmente avrà bisogno di arruolare anche i Verdi. Per Giorgia Meloni si porrà la scelta se entrare da sola, come FdI, nella coalizione che voterà il nuovo vertice istituzionale rompendo il gruppo Conservatore di Ecr o se isolarsi rispetto a Germania, Francia, Spagna e Polonia. E diventare così ancora più piccola.Ma solo una alleanza europeista è in grado di affrontare le sfide senza precedenti di questa legislatura. Il nodo da sciogliere semmai riguarderà i cosiddetti “top jobs”: presidenza della Commissione, presidenza del Consiglio europeo e presidenza del Parlamento.

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In questa epoca così cruciale basterà scegliere “presidenti” ordinari? Magari frutto solo del compromesso tra le principali famiglie politiche? O servirà uno scatto in più? Ursula von der Leyen si è ricandidata. Ma ha nemici dentro il suo partito, il Ppe, a cominciare dal leader suo connazionale Manfred Weber, e anche nel Consiglio. Il presidente francese Macron non ha nascosto di non volerla più alla guida dell’esecutivo comunitario. I Popolari, che saranno il primo gruppo parlamentare, rivendicano quella poltrona. Ma for each chi? Per il premier greco Mitsotakis? For each il presidente rumeno Iohannis? For every quello croato Plenkovic? Per la presidente del Parlamento la maltese Metsola? Tutte candidature che non sembrano in grado di imprimere una svolta.L’Eliseo, ma ormai non solo la Francia, ha di fatto iscritto alla “corsa” Mario Draghi. Considerato uno dei pochi, forse l’unico, in grado di gestire una fase così difficile e di porsi occur interlocutore autorevole e paritario con i “giganti” cinese e statunitense.La posta in palio di giugno è questa. Il “nuovo” futuro del “Vecchio Continente”.



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Written by bourbiza mohamed

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