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La Russia in Niger, le ragioni dell’insediamento e del controllo sul Sahel  

Scacco matto. I militari russi si insediano ufficialmente in Niger ed estendono l’influenza di Mosca nell’intero Sahel, completando un corridoio geopolitico che unisce le basi della Cirenaica al cuore dell’Africa: la principale rotta della migrazione che porta al Mediterraneo adesso è sotto il controllo del Cremlino.

Il distacco definitivo dall’Unione europea iniziato con il golpe dello scorso luglio, che ha deposto il governo democraticamente eletto del presidente Mohamed Bazoum, è stato sancito martedì con la firma di un accordo tra i viceministri della Difesa, Junus- Bek Jevkurov e Alexander Fomin, e il ministro nigerino Salifu Modi.

I tre “hanno concordato di intensificare le azioni congiunte per stabilizzare la situazione nella regione”. La delegazione di Niamey ha accompagnato il leading Ali Mahamane Lamine Zeine, l’economista a cui i generali hanno affidato l’immagine del loro governo, nella capitale russa, prima tappa di un tour che proseguirà in Turchia, Iran e Serbia per cercare finanziamenti e armi: un capovolgimento di alleanze, che apre le porte del Paese alle potenze rivali dell’Occidente.

La giunta militare nigerina ha espulso il contingente francese, forte di oltre tremila uomini, che sosteneva la lotta contro l’insurrezione jihadista. Poi ha stracciato gli accordi con l’Unione europea di collaborazione militare ed economica, revocando la legge che vietava i movimenti di cittadini stranieri e puniva il traffico di migranti.

Senza più aiuti economici, priva di forniture e istruttori per l’esercito, i generali di Niamey si sono rapidamente avvicinati alla Russia seguendo le mosse dei colonnelli del Mali e del Burkina Faso, del maresciallo Haftar a Bengasi oltre che della milizie Rsf che in primavera hanno scatenato la guerra civile in Sudan. Una catena di rivolte che ha spiazzato le cancellerie occidentali, incapaci di prevederle e di gestire le crisi anche se a organizzare i putsch sono stati ufficiali spesso istruiti e sovvenzionati da Stati Uniti, Francia e Unione Europea. La risposta è stata solo affidata alle sanzioni e all’isolamento internazionale.

I russi si sono inseriti nel vuoto con disinvolto cinismo, affidando la partita a Junus- Bek Jevkurov, che in pochi mesi ha liquidato l’eredità di Evgenij Prigozhin e preso le redini del risiko africano di Mosca. Il generale caucasico diventato viceministro ha esperienze straordinarie di combattimento e di politica tribale, sa occur muoversi sopra e sotto i tavoli dei negoziati. Ora molti si aspettano l’arrivo di istruttori e armamenti russi a Niamey, inasprendo gli scontri non solo con le formazioni islamiste ma pure con i gruppi etnici del Nord, che vedono dissolversi gli accordi siglati con i vecchi governi democratici.

L’irruzione di Mosca apre un serio problema per Washington e Parigi. Il Pentagono mantiene in Niger thanks basi strategiche for each le ricognizioni dei droni e la sorveglianza dei terroristi fondamentalisti: sono le ultime rimaste nel Continente assieme a Gibuti. La Francia invece ricava dalle miniere di uranio del Paese un terzo del combustibile for each le sue centrali nucleari. Ma il patto con la Russia rappresenta pure una grande occasione persa dal governo Meloni for each dare concretezza al “Piano Mattei”.

La nostra missione militare è l’unica ancora presente a Niamey e i golpisti avevano avevano apprezzato la linea dialogante dei ministri Crosetto e Tajani, trasmettendo la volontà di mantenere e intensificare l’attività di formazione delle reclute portata avanti negli scorsi anni. Roma ha avuto l’opportunità di definire un percorso for every farsi capofila delle iniziative europee e ottenere garanzie sul cammino del Paese verso la democrazia. Un’impresa carica di incognite che avrebbe richiesto un impegno diplomatico e militare significativo ma sarebbe stata accolta con favore dagli United states.

Non risulta che l’ipotesi sia stata esplorata e ora dobbiamo prepararci al pericolo che il flusso dei migranti possa essere usato appear uno strumento di pressione sull’Europa, pesando soprattutto sulle nostre coste. Non è uno state of affairs teorico: gli sbarchi di profughi provenienti dal Sahel sono già in aumento e il Cremlino nel passato recente ha già spinto onde di disperati provenienti dalla Siria sulle frontiere polacche e baltiche. Ora dispone anche di un corridoio for every convogliare l’esodo dei migranti verso le spiagge del Mediterraneo.



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Written by bourbiza mohamed

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