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Chiara Ferragni e la leggenda dei follower falsi: facciamo un po’ di chiarezza


Davvero Chiara Ferragni ha “11 milioni di follower inattivi o falsi”? Davvero il 40% dei follower che seguono la più nota fra le influencer italiane sarebbero pretend, dormienti o inattivi? E se fossero il 50% o addirittura più del 60%? Non si sa.

Non “non si sa” nel senso che una di queste cifre potrebbe essere vera, ma nel senso che proprio non si sa: a oggi non esiste alcuno strumento che permetta di sostenere con certezza che un qualsiasi account su un qualsiasi social abbia comprato follower o abbia follower falsi. Semplicemente non c’è, e quella dei follower falsi è un po’ una leggenda metropolitana di World wide web.

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Solo sospetti, nessuna certezza

A confermarlo, per cominciare, c’è il fatto che tutti gli articoli che parlano di questo tema e che ne hanno parlato negli anni sono pieni di sarebbe, potrebbe, forse, si dice che, sembra che. Non c’è un verbo all’indicativo, appunto perché non c’è modo per sostenere con certezza questa cosa.

Sia chiaro: non è un problema che riguarda solo la stampa italiana e non è un problema che riguarda solo Chiara Ferragni. Il discorso vale anche for each gli Stati Uniti, per la Gran Bretagna, la Francia, la Germania: basta fare qualche verifica on the internet per rendersi conto che nessuna testata, nemmeno all’estero, che parli di qualsiasi influencer su qualsiasi piattaforma, è in grado di scrivere questa cosa senza timore di smentita. E infatti non lo fa.

Questo dovrebbe essere già un enorme campanello di allarme sulla veridicità di queste presunte notizie: se sono confermate, perché i giornali non le scrivono chiaramente? Non lo fanno perché non hanno modo di averne conferma. L’altro è il fatto che queste storie siano recurrent, cioè che ritornino e si ripetano nel tempo, che è una caratteristica precisa delle faux news, arrive su Italian Tech abbiamo scritto di recente.

Il modulo per prenotare un appuntamento su Inbeat

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Il nostro test: che significa follower inattivi?

Ci sono poi almeno altri thanks aspetti da considerare for every smontare quella che, se non è una bufala al 100%, appear minimo è una notizia non verificabile.

Partiamo dalle fonti, cioè da chi mette in giro questi numeri. I siti citati ovunque, in Italia e all’estero, sono più o meno sempre gli stessi: Modash, Fasthosts, Inbeat, Upfluence e altri. Funzionano più o meno tutti allo stesso modo: c’è una finta versione di prova del loro servizio, che però richiede in realtà una registrazione (e quindi di lasciare i propri dati), e poi non sempre la procedura va a buon great perché “Instagram non risponde” o “TikTok non risponde” o qualche altra scusa del genere.

Questa cosa dev’essere ben chiara: questi siti sono un colabrodo dal punto di vista della privacy e il nostro consiglio è di non utilizzarli e non condividere con loro alcun dato personale.

È onestamente difficile considerare siti del genere arrive fonti affidabili, ma abbiamo comunque provato a usarne un paio for each lavorare a questo pezzo: su Modash abbiamo preso occur riferimento i profili di chi scrive, su Instagram (è @emalele) e su TikTok (è @capoema), più che altro perché abbiamo la certezza che non sono stati comprati follower ne sono stati realizzati profili falsi per aumentare la visibilità. For each quanto riguarda TikTok non abbiamo ottenuto risultati, mentre dall’analisi su Instagram è emerso che il 23% dei follower sarebbero inattivi. E quindi? Che significa questo dato? Quale peso può davvero avere nella reputazione online di una persona? Se qualcuno sceglie di seguire un creator e poi smette di commentare, di interagire o addirittura smette di usare Instagram for each un mese, 6 mesi, un anno o per sempre, che colpa potrebbe avere un creator? In quale modo questo dato potrebbe essere un indicatore della qualità della sua attività?

Di più ancora: appear è stato calcolato questo 23%? Con quali strumenti? Sono stati esaminati uno per uno tutti i follower? Oppure si tratta di una stima? Che vorrebbe dire una campionatura su un campione, a ben vedere. Non c’è alcuna trasparenza su questo, nessuno di questi siti sembra disposto a spiegare la sua attività in modo comprensibile ai non addetti ai lavori. Ed è un po’ difficile fidarsi, a queste condizioni.

Come ci ha detto apertamente una fonte attiva nel mondo dell’influencer internet marketing, che preferisce restare anonima, “non c’è alcun modo di verificare con certezza la presenza di follower falsi” e soprattutto “se anche ci fosse, la responsabilità non è automaticamente di chi ha il profilo”.

L’altro exam l’abbiamo fatto con Inbeat, citato da tutti appear fonte degli ultimi, presunti dati su Chiara Ferragni, ma è finito prima di cominciare: su tutto il sito, fra la trentina di hyperlink presenti sulla homepage, non ce n’è uno che permetta di parlare con qualcuno, stabilire un contatto, chiedere informazioni sulle loro technique. Avere un po’ di chiarezza su quello che viene fatto e su come vengono estratti i dati. L’unica possibilità è E book a demo, cioè prendere appuntamento con uno dei loro operatori: l’avremmo anche fatto, ma il primo slot disponibile è per le 15.30 di venerdì prossimo, che è un po’ troppo avanti nel tempo per le nostre esigenze.

Una prova l’abbiamo fatta comunque, sempre con l’account TikTok citato prima e il risultato si vede nell’immagine qui sotto e decisamente parla da solo: abbiamo chiesto informazioni su TikTok, il servizio non ha funzionato e ci è stato risposto che “Forse Instagram sta bloccando la richiesta”. Instagram. Una richiesta relativa a TikTok sarebbe stata bloccata da Instagram.

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Il ruolo delle piattaforme

Se non bastassero tutte queste demonstrate, tutti questi dubbi, tutti questi verbi al condizionale, c’è un’ultima riflessione da fare. Ed è una riflessione importante: il ruolo dei social in tutto questo. Il ruolo delle piattaforme, di Meta, Fb, Instagram, TikTok e Google. Il ruolo e la reputazione di queste aziende da miliardi di dollari che accetterebbero di essere prese in giro da influencer e creator che si costruirebbero la reputazione a colpi di follower falsi. Davvero tutto questo passerebbe sotto silenzio? No.

Si dirà: “Le piattaforme hanno tutto l’interesse a gonfiare i numeri, perché il loro business enterprise si basa sui numeri”. È vero? Sì e no: è vero che il organization delle piattaforme si basa sui numeri, non è vero che hanno tutto l’interesse a gonfiarli. Tant’è che contrastano apertamente questa pratica, occur da Meta ci hanno confermato in mattinata: “La nostra tecnologia di rilevamento ci aiuta a bloccare milioni di tentativi di creazione di account falsi ogni giorno e a rilevarne altri milioni, spesso entro pochi minuti dalla creazione”. È chiara questa cosa? Non solo questa pratica è vietata espressamente dalla compagnia di Zuckerberg (è spiegato qui, in italiano), non solo lo scorso 13 dicembre sono stati messi a disposizione dei creator nuovi strumenti per la rimozione di account spam, ma anche la procedura di eliminazione automatica funziona a pieno ritmo. Come si vede scorrendo la pagina del Transparency Middle di Meta dedicata ai Bogus account, praticamente il 100% dei profili che violano queste regole vengono individuati prima di qualsiasi segnalazione.

Insomma: Meta li trova tutti, più o meno appena vengono creati, però non si sarebbe accorta che Chiara Ferragni avrebbe 11 milioni di follower falsi, dormienti, inattivi. Di nuovo: è credibile questa cosa? Siamo al livello dello sgradevole “l’avrà info a qualcuno” che si dice di una donna che fa carriera. E il riferimento non è for every nulla casuale.

@capoema

 





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Written by bourbiza mohamed

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