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Antonio Tomarchio, il profeta dell’IA: “Molte luci e un’ombra, è nelle mani di pochi”


“Sono un IA optimist. Vedo luci e opportunità, più che ombre e rischi. Ci vorranno regole e paletti, ma i benefici che l’intelligenza artificiale porterà alla società saranno enormi. E succederà fra pochissimo”. 

Antonio Tomarchio è un imprenditore seriale. 40 anni, 3 startup, 2 exit, una nuova avventura nel campo dell’intelligenza artificiale e un veicolo di investimento con focus su AI. Siciliano partito da Giarre, comune alle pendici dell’Etna, il giorno dopo l’attacco alle Torri Gemelle (“Il mondo quel 12 settembre del 2001 sembrava al collasso, l’aeroporto era vuoto”), oggi vive e lavora a New York.

 

Laurea in ingegneria matematica al Politecnico di Milano. Specializzazione in statistica computazionale. “Era un nome nerd, oggi si chiamerebbe IA o data science”. Studiava modelli di IA e machine learning già 20 anni fa. Ora è il Ceo e il co-founder di Fantix, sta creando un sistema che permette alle aziende di collaborare tra loro per creare modelli IA. Ha fondato anche Atom Expeditions, veicolo di investimento con focus su intelligenza artificiale e che rivolge particolare attenzione alle startup italiane che vogliono entrare nel mercato americano.

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Siamo lontani anni luce dal creare un’Intelligenza artificiale cosciente o che possa ribellarsi ai suoi creatori. Non abbiamo nemmeno i modelli matematici per questo. La paura però ci sta distraendo dai problemi reali. Che sono: concentrazione dell’IA e dei dati nelle mani di pochissime aziende al mondo. E se c’è un monopolio, non c’è civiltà“.

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“I vantaggi? Te ne dico uno per tutti. L’intelligenza artificiale può combattere le diseguaglianze socio economiche, che hanno le radici nell’assenza di istruzione. Se tu nasci nel posto sbagliato, se non hai una famiglia che per svariate ragioni non ti supporta con l’educazione scolastica, ti ritroverai in un circolo vizioso che probabilmente non riuscirai a spezzare. Con l’intelligenza artificiale si possono eliminare le barriere, immaginando programmi di tutoring nelle scuole di tutto il mondo, soprattutto quelle in zone depresse o remote. L’IA potrà fare domande, spiegare, simulare esami, aiutare a raggiungere gli obiettivi, accelerare il processo di apprendimento a costi zero”.

 

Tomarchio oggi ha la cittadinanza americana, due figli (“diventare genitore è stato un driver: nel momento in cui hai dei bambini il tuo obiettivo diventa più grande”), e un passato tra Milano e Parigi.

Di svolte nella vita ne ha vissute tante. La prima da Giarre a Milano. La seconda da Milano a Parigi. “Grazie a un programma del Politecnico, TIME (Top International Managers in Engineering), ho trascorso due anni in Francia. È stata un’esperienza bellissima. Vivevamo in un campus all’americana, un quarto di studenti erano internazionali, ho imparato il francese e lì sono nate amicizie che sono diventate storiche. C’è di più: in quella occasione ho conosciuto un professore americano che mi ha ispirato a fare impresa. Avvocato, aveva intuito che per mappare la rete del Common law, basata sul fatto che il precedente fa legge, si potesse usare la stessa struttura del Web.

“Il prof mi ha contattato e spiegato il problema. Così abbiamo applicato algoritmi simili a quelli di Google per la ricerca di casi di precedenti giudiziari e creato un prototipo. Così ho capito che volevo fare l’imprenditore. E con lo stesso team, una volta tornato in Italia, ho creato una piattaforma per aiutare gli editori di piccoli siti web a consigliare contenuti e pubblicità mirata. L’azienda si chiamava Adright ed è stata comprata quasi subito da Dada, azienda fondata da Paolo Barberis, poi diventata una multinazionale attiva nei servizi di registrazione di domini e della distribuzione di contenuti mobile. Fu un’early stage acquisition, nata da un semplice messaggio su LinkedIN. Avevo 25 anni e a quel punto sono stato chiamato a guidare un team dentro RCS per fare pubblicità data driven. Lavoravo con il Corriere, La Gazzetta. Un’esperienza incredibile”.

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Seconda startup. Nel 2011 Tomarchio si dimette e fonda con Filippo Privitera, Walter Ferrara e William Nespoli,  Beintoo: erano gli anni delle App e lui vuole risolvere i problemi agli sviluppatori, aiutarli a fare pubblicità sulle App e a trovare un business model. Ha grandi ambizioni e capisce che deve andare in Usa. “Mi sono detto: se voglio crescere, devo lanciare Beintoo negli Stati Uniti. Cosi, nel 2013 appena sposato e subito dopo essermi comprato una casa a Milano, sono partito per New York. Ho iniziato a frequentare eventi, mi sono creato un network da zero, ho assunto persone, fatto piccole acquisizioni, lanciato un’azienda spinoff: Cuebiq, una piattaforma che misura l’impatto della pubblicità online in termini di visite nei negozi”.

Nel 2016 è tra i primi a investire in TrueLayer, azienda di open banking fondata a Londra da Francesco Simoneschi e Luca Martinetti, oggi diventata unicorno.

A marzo 2020, il Gruppo Mediaset acquisisce Beintoo, (“i termini del deal sono coperti da confidenzialità”), a quei tempi ormai diventata una delle più avanzate aziende italiane data driven. “È stata una bellissima acquisizione perché ci hanno lasciati indipendenti. Oggi Beintoo è un centro di eccellenza di data science di Mediaset”.

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Nel 2022 Tomarchio esce da Cuebiq e fonda Atom, facendo da ponte per le startup tra Italia e Usa. “Con questo veicolo ho già aiutato a lanciare sei aziende. In una di queste sono diventato Ceo e Cofounder: è Fantix. In un libro di fantascienza degli anni 70 si immaginava un futuro in cui i computer avrebbero potuto parlare e scambiare dati, questo ambiente si chiama Fantics. Noi abbiamo ripreso quel nome per il campo in cui ci muoviamo. Si chiama ‘Generative IA for Tabular Data’. È la capacità dell’IA di creare database, dati sintetici creati artificialmente dalle macchine, copiando il “mondo reale””.

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“Fantix ha creato una piattaforma di ‘federated machine learning’: permette alle aziende che hanno dati di installare localmente la tecnologia di Fantix sui loro server per il training delle macchine. Utilizzando tecniche di crittografia avanzata, non c’è scambio di informazioni sensibili. L’azienda non vende il dato, contribuisce a creare un modello e lo fa in maniera trasparente, preservando la privacy. Il modello può poi supportare anche piccole e medie aziende nel completare i propri database con informazioni statistiche sintetiche ma accurate e di importanza critica”.

 

Una vita super piena di impegni e di lavoro. Eppure il suo valore più grande è la famiglia. “Credo nella famiglia e nella sua importanza come balance esistenziale. Mia moglie Carla è un supporto straordinario, è coinvolta in ogni decisione chiave, lei è il pilastro della mia vita. Mi sento ogni giorno con i miei genitori che mi hanno permesso di studiare all’estero e di iniziare con questa carriera, e con i miei fratelli. Credo nell’amicizia, ho viaggiato e attraversato l’Oceano eppure sono sempre in contatto con gli amici di Parigi, conosciuti con il programma TIME. Credo nel concetto di trasparenza e di onestà. Nel duro lavoro. I risultati non ammettono scorciatoie. Ci vuole concretezza e pragmatismo. La parola chiave per me è  accountability. significa responsabilità. La lezione più grande che ho imparato facendo startup è che bisogna sempre mantenersi agili e capital efficient. Aggiungere persone non sempre accelera. Anzi, spesso rallenta…”.

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Written by bourbiza mohamed

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