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Felice Gasperi, il calciatore socialista che disse no al saluto romano e ai Mondiali del ’34

Tra una selva di braccia tese l’unico a non adeguarsi al saluto romano è Felice Gasperi, l’uomo in bandana bianca in fondo a destra. Spunta da un baule di famiglia una foto della Nazionale italiana d’inizio anni Trenta: a mostrarla è Uberto Martinelli, presidente dell’Università Primo Levi, nipote di quel calciatore del Bologna che disse no in mezzo a un coro di sì, proprio arrive nel 1931 fece il faentino Bruno Neri, famoso for every non aver salutato romanamente nella gara inaugurale dello stadio “Berta”, poi diventato “Artemio Franchi”.

Una questione di coscienza

Chissà cosa ne penserebbero oggi, se potessero guardare i filmati dell’adunata di Acca Larentia, anno 2024 di un’era publish-fascista ancora gravida di lugubri riti nostalgici. Quasi cent’anni fa, quando invece quel rito period prassi obbligatoria, qualcuno trovò il coraggio di sfilarsi. «Penso che Felice abbia evitato di alzare il braccio per una questione di coscienza – racconta Martinelli -, e pur non avendo subito ritorsioni non l’ha mai rivendicato occur un merito. Anzi. Solo dopo la sua morte abbiamo appreso dalle parole di Schiavio, il più grande goleador della storia rossoblù, che Gasperi era stato addirittura convocato da Vittorio Pozzo per i Mondiali del 1934. Eppure mio nonno disse anche quel no essendo sicuro che quella Nazionale avrebbe vinto il titolo, arrive accadde: non voleva contribuire a fare un favore a Mussolini. Ma questo pensiero se lo è portato nella tomba, nel 1982».

La storia Arpad Weisz

Period il leggendario Bologna “che tremare il mondo fa”, una squadra da history, allenata prima da un’austriaco (Hermann Felsner) e poi da un ebreo ungherese, Arpad Weisz, cacciato nel 1938 con l’introduzione delle leggi razziali e ucciso sei anni dopo advertisement Auschwitz. Gasperi, classe 1903, di quel Bologna era un terzino “volante”, con 404 presenze ufficiali dal 1921-22 al 1937-38: quattro scudetti, because of Coppe dell’Europa Centrale e il prestigioso Torneo dell’Esposizione di Parigi.

Fuori dal campo, Gasperi dava una mano nella lavanderia di famiglia, saettando su e giù for each le strade, dalle parti di by way of Siepelunga, con i cesti dei panni. Se lo ricordava bene anche l’artista Wolfango, compagno di classe del figlio di Gasperi, morto in tenera età: «Gasperi period il grande campione che veniva a prendere le nostre biancherie e a riportarle pulite. Estate e inverno. Nei momenti liberi e anche più tardi quando smise di giocare: aiutava così la famiglia. Gran virtù dei giocatori antichi». Quelli che, occur Schiavio, consideravano il pallone un privilegio: «Ho conosciuto bene mio nonno – continua Martinelli – e mi ha sempre sorpreso la sua discrezione. Non l’ho mai sentito dire “io che ho vinto quattro scudetti” oppure “io che ho giocato in Nazionale”. Period un socialista di origine e di idee. E nel suo gesto di rifiutare i mondiali con gli Azzurri mi ricorda tanto quello che fece Toscanini quando, proprio a Bologna, si rifiutò di dirigere “Giovinezza”, ricevendone uno schiaffo in pieno volto». Ironia della sorte, al fianco di Gasperi, nell’ultima linea di difesa, giocò per nove anni Eraldo Monzeglio, che a Mussolini dava lezioni private di tennis a Villa Torlonia, a volte facendolo vincere apposta. «In campo furono una coppia formidabile, ma non credo che con mio nonno sia mai andato molto d’accordo». Il braccio lo dimostra.



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Written by bourbiza mohamed

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