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E’ morta Marina Mizzau, storica figura del Dams, studiosa e scrittrice. “Il suo sguardo era capace di leggere tra le pieghe del non detto. Con ironia”

BOLOGNA – E’ morta nella notte Marina Mizzau, scrittrice e figura storica del Dams che ha guidato come presidente del corso di laurea negli anni’80, e di Comunicazione. Aveva 87 anni.  Il saluto laico sarà al Pantheon della Certosa giovedì 5 ottobre dalle 14 alle 16.

Da Roma, dove era nata, si era trasferita a Bologna per studiare Filosofia. La laurea è in Estetica con Luciano Anceschi, poi la carriera accademica sino alla cattedra da docente ordinario di Psicologia della comunicazione.

Oltre agli studi Marina Mizzau era scrittrice affermata. Con i romanzi “Il silenzio dei pesci” e “Se mi cerchi non ci sono”, editi da Manni, è stata tra i finalisti del premio Strega.

Legata al Gruppo 63 e alla rivista Il Verri, ha fatto parte dei professori protagonisti pionieri negli studi di psicologia del linguaggio, semiotica, letteratura e filosofia. Sempre insieme a Umberto Eco, che la presentò allo Strega con Angelo Guglielmi, tra lezioni, saggi e un Martini al bar sotto i portici. Uno dei suoi racconti più divertenti è proprio “Come si fa un Martini”.

Marina Mizzau si è occupata di psicologia del linguaggio, della comunicazione e delle relazioni interpersonali, di umorismo e ironia e ha scritto molti saggi su questi argomenti. Quando andò in pensione lasciando l’università i colleghi e allievi le avevano dedicato il volume “Forme e spazi della comunicazione”.

“Un’amica, un punto di riferimento intellettuale”

“E’ stata un punto di riferimento intellettuale ed un amica”. Queste le parole di Renata Galatolo, docente di Psicologia al Dipartimento delle Arti e allieva di Marina Mizzau. L’ha seguita sino all’ultimo: “Oltre e forse più della psicologia ha amato la letteratura. La passione per le storie e per l’analisi dei dettagli – parole, gesti, sguardi – che nutrono le relazioni umane. Questa la sua eredità più importante”.

“La ricordo per il suo sguardo capace di leggere tra le pieghe del non detto – dice Patrizia Violi – Una figura di riferimento non solo accademico, un’amica. Le sue ricerche erano molto trasversali, era una psicologa che si occupava di letteratura, capace di guardare quasi come un entomologo alle relazioni personali e alle loro difficoltà”.

“Il suo era sempre un punto di vista alternativo”

Pensieri, parole di grande commozione. Luisa Lugli ha conosciuto Marina Mizzau come docente universitaria. “Mi sono laureata con una tesi in Psicologia della Comunicazione a Psicologia con un’altra docente ma poi ho chiesto a lei di poter svolgere il tirocinio post laurea sotto la sua supervisione. Quindi subito per me é stata un riferimento istituzionale, oltre che culturale”. La docente di Psicologia ricorda: “Poi negli anni, perché ho poi continuato il percorso universitario, anche se successivamente per strade un po’ diverse, é diventata per me anche un riferimento del punto di vista alternativo, quasi sempre opposto, spesso provocatorio, ma sempre ironico e intelligente”.

Un esempio? “Fu lei a propormi di lavorare sulle dinamiche dell’ascolto, sulle caratteristiche dell’ascoltatore negli anni in cui tutto lo studio sulla comunicazione si basava sul come persuadere e si cercava di individuare le strategie del “bravo” oratore” racconta Lugli. “Ricordo che la proposta di cambiare completamente prospettiva mi colpì e incuriosì molto. E sostanzialmente é quello che ha provocato in me la mia relazione con lei. Cosa di cui le sarò sempre grata e che mi permette di mantenere un ricordo di una Marina frizzante e alternativa”.

Giovanna Cosenza ricorda gli insegnamenti di Marina Mizzau, la sua intelligenza acuta: “Per me Marina non è stata solo una prof (feci un esame con lei all’università) e poi una collega, ma è diventata presto un’amica, una sorella maggiore, a volte una mamma. Non aveva un carattere facile, lo sanno tutti, perché era schiva e spesso burbera. Se però la sapevi prendere, emergeva la sua dolcezza e potevi godere appieno della sua intelligenza acuta e profondità. Amavo molto la sua scrittura, quella dei racconti naturalmente, ma anche quella dei saggi, perché era sempre fluida, chiara, leggera, mai accademica. Ricordo con commozione i lunghi pomeriggi trascorsi con lei a conversare di narrativa, soffermandoci su questo o quel romanzo appena letto, e discutendo di lessico, fraseggio, stile, punteggiatura. Marina mi ha insegnato molto, non la dimenticherò mai”.



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Written by bourbiza mohamed

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