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Meta ammette: la nostra intelligenza artificiale è addestrata con i post di Facebook e Instagram

Meta ammette: la nostra intelligenza artificiale è addestrata con i post di Facebook e Instagram
Meta ammette: la nostra intelligenza artificiale è addestrata con i post di Facebook e Instagram


Meta poteva farlo e lo ha fatto: la sua nuova intelligenza artificiale è addestrata utilizzando i dati dei post e delle immagini su Facebook e Instagram. Mentre, in Italia e non solo, si moltiplicavano i “non autorizzo” e le catene di sant’Antonio copiate e incollate senza capire di che si tratta, a Menlo Park stavano lavorando per far diventare più intelligente e più esteso il loro Large Language Model Llama2, che è il motore dietro alcune delle novità presentate all’ultimo Meta Connect, lo scorso mercoledì. 

Lo studio

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Audio, video, testo

La più significativa è forse il chatbot Meta AI, tra i primi strumenti di intelligenza artificiale rivolti ai consumatori, per ora disponibile in versione beta solo per il pubblico in lingua inglese. Nasce dall’unione di Llama2 ed Emu, un modello di AI specializzato in generazione di immagini, ed è, nelle parole dell’azienda “un assistente conversazionale avanzato disponibile su WhatsApp, Messenger e Instagram e in arrivo sugli occhiali intelligenti Ray-Ban Meta e Quest 3”. Partendo da un prompt, Meta AI è in grado di generare in pochi secondi immagini fotorealistiche da condividere con gli amici, ma anche audio e ovviamente testo. Ha accesso a informazioni sul web in tempo reale grazie a una partnership con il motore di ricerca Bing di Microsoft.

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Niente post privati

Ma da dove prende i dati Meta AI? Da quello che c’è su due dei social network più popolari del mondo, Facebook, primo in classifica con oltre tre miliardi di utenti, e Instagram, quarto, ma in realtà secondo perché in mezzo ci sono YouTube e WhatsApp, che a rigore è una piattaforma di chat. Il presidente degli Affari Globali di Meta, Nick Clegg, ci ha però tenuto a sottolineare a Reuters che per l’addestramento di Llama 2 non sono stati impiegati post privati condivisi solo con familiari e amici. In un encomiabile sforzo di trasparenza, ha anche aggiunto che non sono state usate le chat private su WhatsApp e Messenger, e che l’azienda ha adottato ulteriori misure per filtrare i dettagli privati dai set di dati pubblici utilizzati durante il processo di addestramento. “Abbiamo cercato di escludere i set di dati che hanno una forte preponderanza di informazioni personali”, ha detto, spiegando che la “stragrande maggioranza” dei dati utilizzati per la formazione era disponibile pubblicamente. Ha citato LinkedIn come esempio di un sito web il cui contenuto Meta ha deliberatamente scelto di non utilizzare a causa di problemi di privacy.

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Diritto e rovescio

Per il copyright, poi, la questione è ancora più complessa. Clegg ha riconosciuto che l’utilizzo di materiale coperto da copyright per addestrare l’IA potrebbe non rientrare in quello che viene definito “fair use”, secondo cui è consentito un uso limitato di opere protette per scopi quali commenti, ricerche e parodia. Ha dichiarato: “Pensiamo che lo sia, ma sospetto fortemente che ci saranno diverse cause legali”.

La questione è di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, e negli ultimi tempi pare sempre più dibattuta, con testate giornalistiche come il New York Times che vietano l’utilizzo del proprio contenuto, e accordi specifici tra grandi nomi, come quello di sei anni fa tra OpenAI e Shutterstock per le immagini o quello, più recente, tra Google e Universal per la musica. All’ultima Italian Tech Week, il Ceo di OpenAI, Sam Altman, interpellato sull’argomento, lo ha liquidato in modo un po’ frettoloso: “Vogliamo creare dei modelli dove le persone che partecipano vengono remunerate, dove ci sia un vantaggio per tutti”. Ma difficilmente basterà pubblicare un post su Facebook perché questo accada davvero. Oggi i termini di servizio del social network sono chiarissimi: “Quando condividi, pubblichi o carichi contenuto coperto da diritti di proprietà intellettuale su o in connessione con i nostri prodotti, ci concedi una licenza non esclusiva, trasferibile, sub-licenziabile, esente da royalty e mondiale per ospitare, utilizzare, distribuire, modificare, eseguire, copiare o visualizzare pubblicamente, tradurre e creare opere derivate dai tuoi contenuti”. Creare opere derivate dai tuoi contenuti: è esattamente quello che fa Meta AI. 



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Written by bourbiza mohamed

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