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L’ex ministro Federico D’Incà ha ancora la scorta: «I no vax mi minacciano»

L’ex ministro Federico D’Incà ha ancora la scorta: «I no vax mi minacciano»
L’ex ministro Federico D’Incà ha ancora la scorta: «I no vax mi minacciano»


L’ex ministro Federico D’Incà (LaPresse)

Due volte ministro per i Rapporti col Parlamento, Conte II e Draghi, il bellunese Federico D’Incà, è tornato alla «vita civile» dopo l’estate travagliata che l’ha visto abbandonare il Movimento 5 Stelle e in cui è sfumata una sua candidatura da «indipendente» nelle liste del Partito Democratico. La coda lunga dell’esperienza ministeriale porta con sé la presenza, a tutt’oggi, di una scorta. «Spero sia questione di poco per tornare a una vita normale – minimizza l’ex ministro – diciamo fine dicembre».


Le minacce no vax e la posizione di D’Incà: «Ho fatto pure la quarta dose»

La scorta si era resa necessaria per le minacce no vax vergate su un cavalcavia a pochissima distanza dalla casa di D’Incà, a Trichiana, nel Bellunese, dove vive con la moglie e la figlioletta. «Ho appena fatto sia la quarta dose che l’antinfluenzale tanto per chiarire. La mia posizione sui vaccini non cambia. – spiega l’ex ministro – Rifarei tutto perché dobbiamo ricordare le immagini dei carri militari che trasportavano le bare a Bergamo, si sarebbero potute vedere scene simili anche in altre parti del Paese. Le scelte, anche molto difficili dei governi Conte e Draghi, sulla vaccinazione di massa ce le hanno risparmiate. E ora affrontiamo l’inverno con maggiore serenità facendo coesistere turismo invernale e festività natalizie. Purtroppo, proprio sul territorio in cui vivo, sono spuntate esternazioni di protesta rispetto alla mia posizione sull’importanza della vaccinazione che hanno sollevato alcune preoccupazioni. Da lì l’aumento della protezione che, ovviamente, mi auguro si chiuda nel più breve tempo possibile».

Il ritorno alla vita «normale»: presto in azienda come analista informatico

Tutto è iniziato poco più di un anno fa con le scritte sui cavalcavia ma i toni minacciosi si sono moltiplicati negli interventi social sulla pagina di D’Incà e la tensione è salita. Ora, conclusa l’esperienza romana, sta scendendo anche l’allarme rispetto al tema. Nel frattempo D’Incà sta per tornare al lavoro (da cui era in aspettativa) come analista informatico in un’azienda di cui è dipendente dal 2005. Prima, però, si è preso qualche settimana di ferie. «Finalmente ho potuto riprendere un rapporto improntato alla normalità con mia figlia Maria Deva, con la mia famiglia. Negli ultimi 10 anni la mia vita privata ha accusato, inevitabilmente, il colpo di un impegno h24 legato agli impegni istituzionali. – spiega D’Incà – Inutile aggiungere che gli ultimi tre anni sono stati particolarmente impegnativi».

Il «pontiere» e la congiura contro il governo Draghi

Difficile pensare, però, che l’ex ministro designato a fasi alterne di avere «piglio democristiano», «inclinazioni a sinistra», «doti diplomatiche» (non a caso nei giorni della congiura che ha fatto cadere il governo Draghi si è guadagnato l’appellativo di «pontiere») abbia intenzione di rinunciare alla politica. «Chiaramente rimane una grande passione – concede – ma al momento osservo con serenità e, devo dire, un pizzico di distacco».

La mancata candidatura alle elezioni: «Avrei accettato solo il Veneto»

Roma, però, è ancora una meta prediletta, ad esempio, nelle ultime ore è reduce da un’udienza papale e una visita al Presidente Mattarella con una delegazione veneta. A pranzo con amici ed ex colleghi che sente con una certa assiduità «I momenti di confronto con ex colleghi ministri o colleghi che sono ancora in parlamento non mancano ma mi dedico molto anche agli incontri con associazioni giovanili. Mi pare giusto restituire e infondere la passione per la politica alle nuove generazioni, io ho 46 anni e condivido volentieri». Se c’è l’ombra di un rimpianto per la mancata rielezione è nascosta dal tono pacato: «In quel momento (le liste da compilare a tambur battente ndr) mi hanno chiesto se volevo una candidatura da indipendente nelle liste del Pd. Ho chiesto di essere candidato in Veneto ma non è stato possibile e non ho voluto essere candidato in altre regioni, Liguria e Campania. La mia concezione di parlamentare non può prescindere da un forte legame col territorio di appartenenza. Mi sono occupato di Mose, della nascita dell’Autorità per la laguna, del Fondo per i truffati delle banche venete, 550 milioni a 50 mila famiglie venete. E poi, ancora, Olimpiadi invernali, i fondi dopo Vaia, crisi aziendali come Acc e Ceramica Dolomiti. Ecco, per questo a metà agosto mi sono tirato fuori».

L’incontro con il leghista Marcato a Padova e i sindaci

Da qui a parlare di «ritiro a vita privata», però, ne passa. Solo pochi giorni fa, l’ex ministro è stato avvistato a pranzo con l’assessore Roberto Marcato a Padova. D’Incà sorride e frena sull’inedita accoppiata con l’esponente leghista: «Roberto si è sempre impegnato molto sul fronte delle imprese venete e sulla Zona Logistica Speciale, temi a me cari e che ho seguito da vicino. L’ho incrociato e abbiamo mangiato qualcosa insieme. Lo stesso ho fatto in queste settimane con Sergio Giordani, con Damiano Tommasi, con Luigi Brugnaro e con tanti imprenditori veneti e lombardi. Finalmente, peraltro, riesco a pranzare seduto, negli ultimi vorticosi anni da ministro ho spesso mangiato un panino lavorando».

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8 dicembre 2022 (modifica il 8 dicembre 2022 | 09:25)

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Written by bourbiza mohamed

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