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«Mio figlio annegato a 7 anni, pensavo fosse al sicuro»- Corriere.it


Anita Rani il 19 luglio 2020 era alla piscina di Lamarmora col marito e l’altro figlio quando ha visto annegare il suo Ansh, che non sapeva nuotare ma è accusata di omicidio colposo. Per la pm Federica Ceschi i genitori non l’hanno controllato in modo adeguato

Era la prima volta che, tutti insieme — moglie, marito e figli di 7 e 10 anni — andavano in piscina, «ma spesso eravamo stati al lago». E non è facile per Anita Rani, 43 anni, origini indiane, tornare al pomeriggio del 19 luglio 2020, quando il suo Ansh (che avrebbe compiuto 8 anni il giorno dopo) morì annegato nella vasca grande dell’impianto di Lamarmora. Lo fa nel processo che peraltro la vede imputata di omicidio colposo, con il marito e due bagnini maggiorenni. Lo fa a tratti in lacrime — «cosa volete che vi dica, ho perso il mio bambino». Per il pm Federica Ceschi i genitori non l’avrebbero controllato in modo adeguato, nè i bagnini (altri due sono imputati al Tribunale dei minori) a vario titolo non avrebbero svolto idonea sorveglianza nè sarebbero intervenuti in maniera tempestiva. «Arrivammo alle 13.30, ci hanno fatto compilare un modulo con le generalità e i nostri contatti» causa pandemia, ricorda la signora. Nessuno, dice, le chiese se i suoi figli sapessero nuotare. «Non erano capaci. Ma «volevamo portarli fuori, c’era il Covid, per due ore hanno giocato serenamente dentro e fuori dalla piscina piccola. Non era pericolosa. Pensavo fosse sicura e di quella grande non mi sono mai preoccupata». Ai figli, ricorda, «raccomandai di stare insieme, vicini». Quello che non ricorda di aver visto, invece, sono i cartelli con il regolamento sul comportamento da tenere (compreso il punto: i minori devono essere accompagnati) o le indicazioni sulla profondità dell’acqua. Ripercorre la merenda dei bimbi, verso le 16, «noi eravamo sotto un albero sul prato, da cui potevamo vederli, raggiungerli spesso e scorgere anche la vasca grande». Il marito era andato a «recuperare il cartone del succo di Ansh, lasciato a bordo piscina con le ciabatte, per buttarlo nel cestino. Poi le urla, il chiasso improvviso. «Dove sono i bambini? Gli chiesi». Non li vedeva più. Pausa. «Non ho capito cosa fosse successo, nella piccola non c’erano più. Siamo corsi verso la vasca grande e ho notato Ansh per terra, una signora gli faceva il massaggio cardiaco». Chiamato a deporre (e a spiegare le postazioni di controllo) anche uno dei bagnini imputati, all’epoca ventenne e fresco di corso, che stava sorvegliando il lato lungo della piscina grande, opposto rispetto al punto di annegamento. «Ho alzato lo sguardo e ho visto il collega che stava estraendo dall’acqua un bambino. Sono corso ad aiutarlo, non era cosciente. Un bagnante infermiere ha iniziato le manovre di rianimazione e mi ha chiesto di andare a prendere il defibrillatore, poi sono arrivati i sanitari del 118».

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21 febbraio 2023 (modifica il 21 febbraio 2023 | 14:03)



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Written by bourbiza mohamed

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