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Da Cher a Sfera Ebbasta: come funziona l’Auto-Tune, l’invenzione che ha cambiato la musica


Andy Hildebrand, 76 anni, è un ingegnere e scienziato statunitense con una laurea in matematica e un dottorato in geofisica. Ha lavorato per Exxon e scoperto decine di giacimenti petroliferi, ma sarà ricordato per sempre come l’inventore dell’Auto-Tune. In questi giorni se ne parla molto, soprattutto per un post di Samuele Bersani su Instagram: “Mi hanno girato un video dove a uno di questi semidei contemporanei della rima “cantata” si stacca l’Auto-Tune per qualche secondo sul palco – scrive – ed è stato come vedere Icaro colare a picco. Hai voglia a sbattere ali di cera”. Il riferimento è a Sfera Ebbasta, ma da qui la polemica è cresciuta e ha coinvolto l’uso dell’Auto-Tune in generale. Che, con buona pace di Bersani, è vastissimo: si calcola che oltre il 90 per cento dei brani vocali impieghi questa tecnologia o una equivalente. 

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L’inventore

Hildebrand ha iniziato a lavorare per Exxon Production Research nel 1976, dove ha sviluppato algoritmi per interpretare i dati sismici. Nel 1984, ha fondato Landmark Graphics, una società che ha creato la prima workstation di interpretazione dei dati sismici stand-alone al mondo. Dopo aver lasciato Landmark nel 1989, ha iniziato a studiare composizione musicale presso la Shepard School of Music della Rice University. Nel 1990, ha fondato Jupiter Systems per commercializzare il suo primo prodotto software per la musica, Infinity. 

Hildebrand ha concepito Auto-Tune su suggerimento della moglie di un collega, che aveva scherzato sul fatto che avrebbe potuto trarre vantaggio da un dispositivo per aiutarla a cantare in tono. Nel corso di diversi mesi all’inizio del 1996, ha implementato l’algoritmo su un computer Macintosh personalizzato e ha presentato il risultato al NAMM Show più tardi quell’anno, dove “è stato subito un enorme successo”. Che però doveva restare un segreto: registrare tracce vocali perfette richiedeva molto tempo sia per i produttori musicali che per gli artisti.  Come ricorda 

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In un documentario di Netflix (This is Pop), il produttore Ken Scott ricorda che David Bowie era tra i pochissimi a registrare in un solo take: per tutti gli altri erano necessarie decine, se non centinaia, di registrazioni, quindi bisognava unire i pezzi migliori di ogni take per creare una traccia intonata. Ma con l’Auto-Tune le cose cambiarono: se prima serviva una settimana di prove, ora bastava mezza giornata; gli studi che usavano Auto-Tune potevano portare a termine il lavoro più rapidamente, soddisfare più clienti e ridurre i costi. Così Hildebrand vendette la sua invenzione (che era disponibile anche in forma hardware, come modulo rack) a tutti i principali studi di registrazione di Los Angeles. Hildebrand racconta: “Un importante produttore mi si avvicinò per ringraziarmi. Disse che gli avevo cambiato vita perché non si sarebbe più dovuto preoccupare di trovare gente intonata da mettere sul mercato, gli sarebbero bastate persone di bell’aspetto”.

L’esistenza di Auto-Tune rimase un segreto per addetti ai lavori, almeno fino a Believe, successo mondiale di Cher pubblicato nel 1998: fu la prima canzone dove questa tecnologia non era più nascosta ma esibita. 

Come funziona

Quando un artista canta nel microfono, l’Auto-Tune analizza le frequenze della musica e della voce; se individua una deviazione rispetto al riferimento, applica una correzione, portando la nota più vicina all’altezza giusta. Questo processo è noto come pitch shifting, e non è una semplice variazione di frequenza, come potrebbe avvenire ad esempio rallentando un nastro o un disco, perché questa comporterebbe anche una diversa durata del suono. La magia sta proprio qui: alterare la frequenza principale del suono (di solito la voce), senza modificarne la durata. E questo è possibile perché, dopo il campionamento del segnale, questo viene diviso in vari frame parzialmente sovrapposti che vengono spostati per espandere o comprimere il suono in uscita. Il punto dove inizia la correzione di solito segna un salto tra il suono originale e quello corretto, e un utilizzo dell’Auto-Tune che sia il più naturale possibile mira a ridurre questo salto. 

Progettando Auto-Tune, Hildebrand aveva incluso un pannello di controllo dove è possibile regolare la velocità con cui il tono viene corretto: “È possibile regolare la velocità da 1 (più veloce) a 10 (più lento). Solo per completezza, avevo previsto un’impostazione “zero”, che cambia il tono nel momento esatto in cui riceve il segnale”, spiega. In Believe, i produttori di Cher, Mark Taylor e Brian Rawling, decisero di utilizzare l’impostazione “zero”, modificando intenzionalmente la voce della cantante e mettendo in evidenza l’intervento di Auto-Tune. Che da allora divenne noto anche come “effetto Cher” ed entrò nella storia della musica pop dalla porta principale. Oggi è disponibile in studio e dal vivo, come modulo rack o come plug in per workstation digitali: possiede circa il 90% della quota di mercato ed è diventato sinonimo di tecnologia per alterare la voce, un po’ come Photoshop per le immagini o Google per le ricerche. 

Nella storia

Per Time Magazine l’Auto-Tune è “una delle 50 peggiori invenzioni del XX secolo”, per l’inventore il risultato di anni di studio rigoroso, di faticosi calcoli statistici e algoritmi prima ritenuti impossibili. In un modo o nell’altro, è stato utilizzato su quasi tutti gli album di successo degli ultimi 25 anni, di nascosto o in maniera più evidente, come nel caso di alcuni grandi successi di Janet Jackson, Jason Derulo, Britney Spears, Rihanna, Katy Perry e tanti altri. Ne hanno fatto uso mostri sacri come i Radiohead e i Daft Punk, icone pop come Madonna e Black Eyed Peas. E innumerevoli rapper e trapper, da Chris Brown, Drake e Kanye West, fino agli italiani, come Ghali, Lazza, Capo Plaza, Madame, Achille Lauro. E Thasupreme, citato come esempio da Max Casacci, che su Instagram riassume così la questione: “Per chi ha meno di 30 anni, Auto-Tune è un codice e espressivo, né più né meno di come nei miei 20 anni poteva esserlo in riverbero utilizzato a badilate su voci vibranti di urgente, inconsolabile e cavernoso disagio esistenziale”, scrive il chitarrista dei Subsonica. Ricordando che spesso le novità sono state viste con sospetto, prima di diventare parte della cultura pop: “Dai Joy Division a noi ciuffi di provincia nerovestiti che per molti (in odore di moralismo) risultavamo giusto degli stonati che coprivano le magagne con artifici tecnologici”. Così per Casacci l’Auto-Tune diventa uno strumento come un altro, che si aggiunge al bagaglio tecnologico del musicista, a patto che sappia usarlo in modo creativo. La discussione innescata da Bersani pare destinata a spegnersi presto, e il cantautore bolognese ne è consapevole (“Non basterebbe tutto l’Auto-Tune del mondo per correggere la mancanza d’ironia che c’è in giro”, ha scritto), anche perché si stanno affermando altre tecnologie assai più dirompenti: già oggi l’intelligenza artificiale scrive musica e testi, e inventa brani inediti usando la voce di cantanti scomparsi. Altro che Auto-Tune.

 





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Written by bourbiza mohamed

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