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Grazie ai «no vax», che ci ricordano il valore della scienza contro il Covid- Corriere.it

Grazie ai «no vax», che ci ricordano il valore della scienza contro il Covid- Corriere.it
Grazie ai «no vax», che ci ricordano il valore della scienza contro il Covid- Corriere.it


di Massimiliano Del Barba

A Tre anni dall’inizio della pandemia di fronte a una scuola del centro di Brescia il volantinaggio dei no vax: ma i numeri esposti confermano esattamente il contrario

E dunque prima i fatti e poi la cronaca. Mercoledì 22 febbraio 2023, ore 16, la centralissima via Trieste a Brescia, cortile della scuola elementare Tito Speri. Esattamente tre anni fa , almeno per quanto riguarda il Nord Italia e la nostra città in particolare, il Covid 19 stava per trasformarsi in pandemia.

La maggior parte di noi, giornalisti e medici inclusi, ancora non si era resa conto della dimensione dello tsunami che di lì a pochi giorni avrebbe colpito la nostra vita, la nostra società, la nostra economia, il nostro immaginario collettivo, il benessere (fisico e soprattutto psicologico) dei nostri figli. Poi fu la corsa agli ospedali, furono le mascherine, furono i lockdown, fu la dad e lo smartworking, furono 6,8 milioni di morti a livello globale, 188 mila a livello nazionale, 45.474 nella sola Lombardia (dati certificati dall’Oms) e 5.636 in provincia di Brescia. Infine arrivarono i vaccini: 12.692.596.543 dosi somministrate finora nel mondo, di cui 140.611.718 in Italia (per una copertura dell’86% della popolazione residente), 25.471.131 in Lombardia e 3.110.691 in provincia di Brescia.

Ma dopo i fatti, torniamo per un momento alla cronaca. Ore 16, via Trieste, Brescia, cortile delle elementari Tito Speri. Come ogni mercoledì la via, e lo spazio antistante all’istituto, è affollato di genitori, mamme, papà, nonni, zii e fratelli in attesa di ritirare i propri piccoli studenti del tempo prolungato pomeridiano. Suona la prima campanella e come al solito ci si avvicina al portone di ferro battuto che chiude l’androne e si apre sul chiosco rinascimentale. Un luogo già di per sé «illuminato», come le insegnanti a ogni inizio d’anno non si stancano di ricordare ai nuovi venuti: illuminato per la bellezza architettonica dello spazio che già è da sola in grado di educare alla costruzione del bene attraverso la ricerca e lo studio.

Un mercoledì come tanti altri, eccetto per un particolare: sei cartelli, montati su altrettanti cavalletti, latori di altrettanti messaggi che per sintesi andremo a definire «no vax» e che si raccolgono sotto tre siti web, comitatoascoltami.it, T.me/FiloDArianna e ippocrate.org. «Ci hanno raccontato solo bugie», «hai fatto il vaccino e ti sei ammalato? Pensaci, ci hanno raccontato che i vaccini sono efficaci e sicuri». E poi il dato monstre: 4.623.724 effetti avversi in Europa per un totale di 46.160 morti. La fonte è EudraVigilance, cioè la banca dati europea per la gestione e l’analisi delle segnalazioni di sospette reazioni avverse ai medicinali, e sottolineiamo «sospette». Ma, come ci insegnano all’università i docenti di Statistica, ogni numero assoluto è in realtà relativo perché va comunque relazionato al contesto. Ora, 4.623.724 «sospetti» effetti avversi su un totale di 1,1 miliardi di dosi somministrate nell’Unione europea equivale allo 0,41%, mentre 46.160 morti corrisponde allo 0,004110968% dell’intera popolazione vaccinata sul suolo continentale.

Chi scrive non è un medico, ma scrive di economia e di finanza da circa vent’anni. E dai numeri non si scappa. Mai. Nei bilanci delle aziende come nel bilancio di una pandemia. Grazie dunque ai no vax di comitatoascoltami.it, T.me/FiloDArianna e ippocrate.org per il favore che stanno facendo alla cittadinanza. Perché, si sa, più il tempo passa più il ricordo del dolore sbiadisce e più passa il tempo e più il limes fra chi si è comportato da eroe e chi da idiota (nel senso greco del termine, cioè di egoista apolitico) si fa poroso.

Il nostro Zeitgeist è dominato dall’immanenza della digitalizzazione. Dunque spiegare ai nostri figli (ma anche ai nostri vicini di casa) la differenza fra le impressioni, il sentito dire, e i fatti dev’essere un esercizio quotidiano. Essere sollecitati da terrapiattisti, pastafariani, complottisti e, da due anni a questa parte, no vax è un esercizio culturale salutare: viva il debunking. Ma soprattutto viva il corpo docente della Tito Speri, che nell’indifferenza generale ha chiesto ai terrapiattisti — pardon, ai no vax — di spostare la loro comunicazione (noi la chiameremmo disinformazione, ma tant’è) un po’ più in là. Perché in Italia c’è ancora gente, come appunto il giovane Tito Speri un secolo e mezzo fa, che se la sente di alzare il tono della voce di fronte all’ingiustizia, alla mistificazione della realtà e alla mancanza di rispetto verso le vittime di una battaglia che abbiamo vinto grazie alla luce della scienza e che merita di essere raccontata nella sua epica interezza ai nostri discendenti. Perché se, come dicono gli attivisti di comitatoascoltami.it, T.me/FiloDArianna e ippocrate.org, «segnalare è un atto d’amore», anche ricordare lo è.

(Hanno collaborato per la parte statistica Matteo Trebeschi e Nicola Gregorelli)

23 febbraio 2023 (modifica il 23 febbraio 2023 | 14:07)



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Written by bourbiza mohamed

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