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Bimba morta per diagnosi sbagliata, l’avvocato: “Il caso del risarcimento? Ci sono tabelle per calcolarlo, anche se la perdita di un figlio non potrà mai essere compensata”

La vicenda della madre della bimba di 4 anni che è morta il 21 ottobre del 2020 per un’occlusione intestinale scambiata per gastroenterite, al Sant’Orsola di Bologna, e che si è vista proporre dagli avvocati del Policlinico la riduzione del risarcimento perché poi ha avuto un altro figlio, ha fatto molto discutere. Ma questo settore è regolato da una serie di criteri e tabelle che sono stati pensati per uniformare i risarcimenti, anche se mai come adesso sembra valere la massima: summum ius, summa iniuria, cioè il massimo della legge è il massimo dell’ingiustizia. L’avvocato Lorenzo Locatelli, che insegna all’Università di Bologna, spiega come funzione il settore anche se sottolinea: “Di solito la composizione del nucleo familiare viene tenuta in considerazione per come si presentava al momento della morte, adesso starà al giudice decidere”.

Avvocato Locatelli, come si possono ridurre le sofferenze di una famiglia all’applicazione di una tabella?

“Sono argomenti di una delicatezza estrema, parto da un principio: non possiamo parlare di risarcimenti che possano compensare la perdita di un figlio, però visto che viene chiesto e l’ordinamento lo consente, dobbiamo con umiltà trovare soluzioni che tengono in considerazione fattori complessi, tra questi anche un risarcimento sostenibile per la società, perché i risarcimenti medici sono risarciti con denaro pubblico. Si punta quindi a un sistema che risarcisca equamente e sia sostenibile dalla società. La legge dice che il giudice deve decidere con equità, che non vuol dire in modo arbitrario, è tutt’altro che semplice”.

 Perché, per queste tragedie, è sembrato necessario compilare delle apposite tabelle?

“Per pervenire a una certa uniformità di giudizio sul territorio nazionale, negli ultimi anni la giurisprudenza ha proposto delle tabelle, è brutto da dire, ma è così. Un tempo si proponeva una semplice forbice, il giudice doveva muoversi all’interno, a seconda di certi fattori ma senza criteri specifici. Adesso si propongono tabelle con metodi a punteggio per uniformare sul livello nazionale. Difendo spesso ospedali e medici e la nostra attività è ancora più delicata, bisogna usare molto riguardo nell’introdurre elementi che possono urtare la sensibilità, ma certe cose vanno scritte. È dovere dell’avvocato rappresentare tutti gli elementi che sono da prendere in considerazione. Non so se è stato introdotto dagli stessi attori, o se la notizia sia stata appresa dall’avvocato dell’ospedale. Se questo secondo figlio fosse esistito al momento del decesso della vittima, avremmo avuto un avente diritto in più e un preciso criterio stabilito dalle tabelle a punti, perché si dice che la presenza di altri figli va tenuta in considerazione, si ritiene che perdere l’unico figlio sia per criterio generale più grave”.

In questo caso però il secondo figlio è nato dopo la morte della bimba.

“L’ospedale avrebbe enfatizzato la forza dei genitori di proseguire nella propria vita anche dopo la tragedia. Cercare di convincere il tribunale, può risultare facilmente comprensibile anche se facilmente obiettabile da punti di vista diversi. Questa è la situazione di questa famiglia in questo momento. Molto spesso ci si confronta con il problema che ciò che può apparire nell’etica generale scorretto, può essere deontologicamente impeccabile e corretto. La vittima di un incidente stradale che ha perso le gambe, se ha 80 anni, ha un risarcimento minore perché ha un’aspettativa di vita minore. Faccio una domanda dal punto di vista opposto. Se di un genitore in una causa come questa l’avvocato avesse detto: ha perso l’unico figlio, ha lasciato la moglie e ha rinunciato a ogni programma futuro, invocando il diritto di risarcimento maggiore, sarebbe stato considerato corretto? Il punto è sottolineare: questa è la situazione della famiglie, il giudice ne tenga conto”.

Adesso la decisione è nelle mani del giudice, ha margini di manovra o le tabelle sono “automatiche”?
“Il giudice potrebbe dire: le tabelle mi dicono di guardare il momento dell’evento, mentre lì teniamo conto di quello che è successo dopo. È una materia complessa. Qui sta all’avvocato: dobbiamo fare il nostro dovere ma evitare di aggiungere inutile dolore a chi ne ha già avuto tanto. Occorre usare accorgimenti per essere garbati, se l’avvocato ha ritenuto che fosse un elemento importante, l’importante è averlo posto nel mondo giusto. Le tabelle in ogni caso non vincolano il magistrati, però la Corte di Cassazione ha detto che è giusto applicarle, se il giudizio si discosta dalle tabelle, lo deve motivare”.

Quali sono i criteri di solito tenuti in considerazione?
“Uno dei criteri fondamentali è la convivenza: muore il fratello, è convivente o meno? Un secondo criterio è l’età della vittima: muore una persona di 87 anni è un danno minore di una persona 22, si guarda anche a questo. È un risarcimento al superstite, quindi conta anche l’età del congiunto: chi rimane il superstite ha una vita davanti per poter reagire? La frequentazione è un oggetto di prova, non si guarda solo al documento, va provata: se due persone sono padre e figlio, si frequentavano? Andavano a vedere la partita, andavano insieme in vacanza? Il punto è anche il numero di componenti del nucleo familiare superstite. Se una persona perde l’unico figlio viene considerato più grave”.

L’ospedale è obbligato a questa azione tramite i legali?
“Difendo spesso enti pubblici, non ho mai difeso il Sant’Orsola, ma il tema è molto delicato in generale. Quando si difende un ente pubblico bisogna avere due occhi di riguardo, non uno. L’obbligo di un ente pubblico è quello di gestire il denaro nel migliore dei modi, è il concetto di risarcimento integrale, devi dare tutto ma non un euro in più o in meno. La difficoltà sempre più crescente perché gli enti pubblici sono soggetti al controllo della Corte dei conti, può obiettare un risarcimento troppo alto, la gestione corretta del denaro pubblico è fondamentale”.



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Written by bourbiza mohamed

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