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«Noi siamo in difetto con loro»- Corriere.it


di Fabio Paravisi

Negli atti dell’indagine sulle plusvalenze che Torino ha inviato a diverse procure, tra cui Bergamo. Secondo i pm ci sarebbero 14,5 milioni di acquisti fuori bilancio. Sotto la lente i passaggi di squadra di Demiral e Romero

Tra Juventus e Atalanta c’è sempre stato un rapporto speciale fin dai tempi di Boniperti e Bortolotti, quando pezzi pregiati nerazzurri come Scirea, Cabrini o Fanna prendevano infallibilmente la strada di Torino in cambio di un’amichevole agostana a Bergamo. Un rapporto che si era interrotto quando Donadoni era stato dirottato al Milan, ma che negli anni si era riannodato. Almeno secondo le carte dell’inchiesta sulle plusvalenze, che coinvolgono proprio l’Atalanta insieme ad altre cinque società (le altre sono Udinese, Sassuolo, Bologna, Cagliari e Sampdoria), con i fascicoli che i fascicoli sono stati inviati alle procure delle rispettive città. La Società nerazzurra non ha commentato la notizia dell’indagine fin dall’inizio, ma si è detta «serena».

Rapporti molto stretti, quelli fra due società, tanto che a fine mercato 2021 il direttore tecnico nerazzurro Giovanni Sartori chiede al direttore sportivo bianconero Federico Cherubini un aiuto per trovare società disposte ad acquistare i diritti dei suoi calciatori Mattiello e Muratore, sui quali un procuratore dice che la Juventus, «nonostante la cessione» dell’anno prima «sarebbe socia dell’Atalanta». In generale i pm torinesi Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Ciro Santoriello parlano di opzioni di cessioni e riacquisti difformi rispetto a quelli pubblicati e che non troverebbero corrispondenza nei bilanci.

Per l’Atalanta, ci sarebbero accordi fuori bilancio per 14,5 milioni di euro per impegni di riacquisto «non federali» riguardanti Mattiello (per 4 milioni), Muratore (4), Caldara (3,5) e Romero (3 milioni). Ma in particolare sono finiti sotto la lente degli inquirenti i passaggi dalla Juventus all’Atalanta di Merih Demiral e Cristian Romero. «Tu sai bene cosa dobbiamo all’Atalanta», dice a un certo punto il chief executive office Maurizio Arrivabene al direttore sportivo Federico Cherubini.

Nello specifico era un debito di otto milioni, in base al quale si stava decidendo di concedere a Demiral, come da richieste dell’ad bergamasco Luca Percassi, di cominciare ad allenarsi con l’Atalanta ancora prima che il suo contratto fosse stato depositato. Sul giocatore, dicono gli inquirenti, «le trattative si sono svolte grazie a condizioni di favore in virtù dei pregressi e non comunicati rapporti dei debito/credito esistenti fra le due società, per l’importo quantomeno di 8 milioni».

«Noi siamo l’Atalanta, e certe cifre pesano in bilancio», dice Luca Percassi al corrispettivo juventino Fabio Paratici. Al quale spiega di volere incontrare il presidente bianconero Andrea Agnelli
, per avere il giocatore «in prestito, e me lo sconta dai miei crediti». Paratici è d’accordo, gli spiega che «Agnelli non può andare dal ragioniere a chiedere mi dai tre milioni» ma «se tu mi dici mi dai Demiral in prestito magari ti dice oh vabbè dai, visto che sono in difetto ti do Demiral in prestito». Il difensore turco, dicono i magistrati, potrebbe essere ceduto a cifre più alte ma lo si dà all’Atalanta «anche a valori più bassi per via dei buoni rapporti e per non rimanere in una situazione di tensione».

È Cherubini, parlando con Arrivabene, a riconoscere: «Noi siamo in difetto su delle situazioni, stiamo trattando Demiral in prestito con diritto con diverse società a una cifra da 30-35 milioni, ma se viene l’Atalanta dobbiamo farlo a dei numeri divers

i magari perderemo qualche milione potenziale di riscatto però risolvi qualcosa». Alla fine si concorda il prestito a due milioni e mezzo ma che in realtà, secondo gli inquirenti «non comporterebbe movimentazioni finanziari in quanto verrebbe attuato in compensazione di debiti pregressi». Lo stesso Percassi dice a Paratici di avere raggiunto «una quadra sulle cose» in quei termini. E si va incontro alla richiesta sull’allenamento perché, dice Arrivabene a Cherubini, «vogliamo fare un gesto nei confronto di Percassi perché sappiamo benissimo cosa dobbiamo ancora all’Atalanta».

Secondo caso, quello di Romero. Per il quale, dicono gli inquirenti, la cessione temporanea con opzione di acquisto (poi esercitata) sarebbe avvenuta «mediante la stipula di accordi taciti e “non federali”, cioè non depositati in Lega». E sarebbe stata dettata «da motivazioni economiche finanziarie più che da logiche sportive». «L’anno scorso quando abbiamo fatto l’operazione Romero eravamo disperati», dice a un certo punto Paratici. Peraltro ci sarebbero «profili di opacità» anche nella successiva cessione di Romero al Tottenham: «L’Atalanta ha interesse a non registrare la plusvalenza, al fine di evitarne l’integrale tassazione. Di qui l’esigenza di far apparire l’operazione come prestito con diritto di acquisto (e quindi incerta e non oggetto di registrazione nel bilancio 2021 ) invece che con obbligo».

La necessità di avere garanzie in caso di mancato esercizio del diritto di acquisizione da parte della società inglese è in una «lettera di fianco» che impensierisce Luca Percassi: «Io quella lettera lì non potrò mai tirarla fuori perché dovessimo andare in giudizio viene fuori che ho fatto il bilancio falso». Per gli inquirenti, la «lettera» sarebbe un accordo non depositato in Lega in cui verrebbero definite opzioni di cessioni e riacquisti difformi rispetto a quelli pubblicati: operazioni che poi, appunto, non sarebbero state contabilizzate nei bilanci. Per il 27 marzo è stata fissata l’udienza preliminare ma la Procura di Torino sta valutando contestazioni suppletive per la società bianconera.

25 febbraio 2023 (modifica il 25 febbraio 2023 | 14:39)



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Written by bourbiza mohamed

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