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Gli amici morti sulla Grigna e gli altri incidenti: ecco una spiegazione- Corriere.it


di Franco Brevini

Riccardo Farina, 38 anni, e Christian Cornago, 35 anni, sono morti sabato precipitando da un canalone. Nello stesso punto, sulla Grigna Settentrionale, pochi giorni prima era morto uno scalatore milanese

L’
incidente mortale dei due alpinisti bergamaschi
sulla Grigna Settentrionale, che segue di pochi giorni un analogo incidente occorso nello stesso punto a uno scalatore milanese, porta alla ribalta delle cronache un fenomeno probabilmente meno noto al grande pubblico: l’alpinismo sui canali innevati delle Grigne.

Le due cime sono da sempre le montagne dei lombardi. Su quelle guglie si sono formate generazioni di arrampicatori, da Riccardo Cassin a Carlo Mauri a Walter Bonatti, che avrebbero portato a termine grandi imprese sulle vette di tutto il mondo. Purtroppo le due cime delle Prealpi sono anche tristemente note per la loro pericolosit e targhe e lapidi disseminate un po’ dovunque ne sono la cupa testimonianza. Per quanto facilmente accessibili a milanesi, brianzoli e bergamaschi, si tratta infatti di montagne scoscese, con sentieri assai esposti e con roccia non sempre buona. Qualche anno fa Marco Ferrazza intitol un suo libro Grigna assassina. Era dedicato all’incidente del 17 maggio 1914, quando tre scalatori precipitarono nel Canalone Porta. Si salv solo Eugenio Fasana, il loro capocordata, che li stava guidando nell’apertura di una nuova via sulle rocce verticali del Torrione Magnaghi Meridionale. Purtroppo era solo l’inizio di una tragica sequela, che non accenna a diminuire, nonostante tutte le vie pi importanti di questa straordinaria palestra di roccia siano state messe in sicurezza con solidi chiodi resinati, le ferrate siano state rifatte e segnalate e vengano sottoposte a una manutenzione assidua. Il problema, anche qui come altrove sulle Alpi, nasce dall’enorme frequentazione: pi crescono i numeri, pi aumentano percentualmente le possibilit degli incidenti, come accade sulle strade nell’esodo di Ferragosto.

Di solito mete prevalentemente estive, da alcuni anni le Grigne hanno visto decollare anche la frequentazione invernale. Nella stagione pi fredda i canaloni ghiaiosi si trasformano in ripidi couloir innevati, che riservano a dispetto delle basse quote qualche suggestivo scorcio di alta montagna. Il fenomeno non limitato alle due vette lombarde. Accade lo stesso sulle Alpi Apuane, proprio in faccia al mare o, pi a sud, sul Gran Sasso. Del resto non forse vero che la moderna arrampicata su ghiaccio ebbe il suo battesimo sul Ben Nevis, in Scozia? Anche lass il desolante versante settentrionale si trasforma in inverno in un duro ambiente glaciale, complice il durissimo clima delle Highlands scozzesi.

L’evoluzione dell’attrezzatura da ghiaccio, in primo luogo di piccozza e ramponi, sempre pi leggeri e performanti, ha permesso anche agli alpinisti di livello medio e medio-basso di sperimentare a un’ora da casa le emozioni dei canali innevati del Monte Bianco, le cui vertiginose goulottes rappresentano un mito per tutti gli amanti del verticale. Il problema nasce, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dalle difficolt, di solito non eccessive. Nelle grandi salite in quota, dove il ghiaccio diventa pi verticale, si fanno i tiri di corda. Gli scalatori si muovono uno alla volta, piazzando protezioni alle soste e lungo il percorso. Al contrario su pendenze intorno ai 40-50 si procede di solito in conserva, cio muovendosi insieme con la corda tesa. Ma occorre piede fermo ed estrema attenzione, perch, senza una grande esperienza, il passo falso di uno degli alpinisti pu trascinare anche l’altro in una caduta inarrestabile.

Non difficile immaginare cosa possa succedere in una bella giornata festiva, quando, a fronte di un andamento climatico bizzarro, con l’alternarsi di freddo e caldo, centinaia di cordate si muovono su questi canali. La vista meravigliosa, il contrasto tra il blu del cielo e le cornici di neve lavorate dal vento spettacolare, la sensazione di alta montagna perfetta. Ma, compiendo ogni passo, occorrerebbe non scordare mai che vivere centinaia di altre ore intense come queste dipender solo da come faremo il passo successivo.

28 febbraio 2023 (modifica il 28 febbraio 2023 | 09:07)



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Written by bourbiza mohamed

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