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Consumi, a Brescia l’eredità del Covid rallenta la ripartenza del terziario- Corriere.it


di Nicole Orlando

Massoletti (Confcommercio): «L’inflazione scoraggia la clientela. Sale la fiducia ma salgono anche i costi di esercizio, e così si rimandano gli investimenti»

Sale la fiducia ma salgono anche i costi di esercizio. Diminuisce la liquidità e aumentano le richieste di finanziamento. In prospettiva crescono gli investimenti ma non per tutti: la crisi dovuta al Covid si trascinerà ancora a lungo, insieme alla necessità di ristrutturare i debiti contratti negli anni della pandemia con la cancellazione delle spese ritenute non necessarie, almeno nell’immediato.

È un bilancio ancora in chiaroscuro quello delle imprese bresciane del terziario: il report realizzato da Confcommercio in collaborazione con Format research su un campione di 400 imprese del commercio al dettaglio, del turismo e della ristorazione (sono 57 mila in tutta la provincia) evidenzia una sostanziale stabilità. L’indagine si è concentrata sul secondo semestre del 2022 e segnala un aumento della fiducia rispetto al semestre precedente: le imprese bresciane si dicono più ottimiste anche rispetto alla media nazionale (con un indicatore di 44 punti su una media italiana di 39). Fiducia che diminuisce leggermente se si guarda in prospettiva: a giugno 2023 l’indicatore scende a 43.

In linea generale, spiega Pierluigi Ascani, presidente di Format Research, «le imprese risentono ancora degli effetti di media e lunga durata della pandemia. Un evento ormai storico ma di grandissima portata non solo dal punto di vista economico ma anche sociale, e i cui effetti continueranno anche nel prossimo periodo». Oltre alla pandemia a pesare sono soprattutto i rincari vertiginosi degli ultimi mesi: per il 30% degli imprenditori i ricavi sono scesi rispetto al passato e il 45% di questi ha registrato una riduzione sia dei ricavi che della clientela.

Tra le note negative si trova poi l’aumento delle cessazioni delle attività (3.903) nel corso del 2022 a fronte di nuove aperture più lente (2.559). Peggiora anche l’indicatore occupazionale, inferiore rispetto alla media nazionale. Molte imprese (il 39% degli intervistati) hanno tamponato gli aumenti senza ritoccare i prezzi per il consumatore, ma se i ricavi tengono i margini sono sempre più ridotti a causa dell’aumento dei costi applicati dai fornitori. Cresce quindi il numero di imprese che chiedono forme di credito per mancanza di liquidità, ma aumentano anche le garanzie chieste dalle banche e peggiorano le condizioni per la copertura dei finanziamenti. Parallelamente, diminuisce il numero di imprese che effettuerà gli investimenti previsti: il 22% delle imprese ha in programma investimenti; di queste, più della metà (il 51%) ha dichiarato che rinuncerà o rimanderà per l’aumento dei costi.

La maggior parte degli investimenti interesserà attività di formazione, digitalizzazione e sostenibilità. «Anche Brescia risente del forte indebolimento delle reti commerciali cittadine, soprattutto nei capoluoghi, che si registra in tutta Italia» evidenzia il presidente di Confcommercio Carlo Massoletti. Le prospettive «sono buone ma rimangono alcune criticità: l’indebolimento dato dall’inflazione e la crisi della liquidità portano a un aumento delle difficoltà nella ristrutturazione dei debiti». Da qui la richiesta di una moratoria per la proroga dei tempi di restituzione dei finanziamenti ricevuti.

28 febbraio 2023 (modifica il 28 febbraio 2023 | 17:44)



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Written by bourbiza mohamed

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