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Ubi, al processo d’appello il pm chiede undici condanne


di Redazione Bergamo

La Corte ha respinto la richiesta dell’accusa di riaprire l’istruttoria. Per il presidente emerito Giovanni Bazoli chiesta una pena di 3 anni e mezzo

Non serve riaprire l’istruttoria come ha chiesto l’accusa, hanno deciso i giudici. Per ora, almeno. Il processo d’appello per Ubi banca è partito con la discussione. Nell’impugnazione di 11 assoluzioni su 16, per ostacolo alla vigilanza, il pm Paolo Mandurino aveva insistito sul «differenziale conoscitivo» tra la governance comunicata a Consob e Banca d’Italia, e quella reale sancita dal patto occulto tra bergamaschi e bresciani.

 Ha voluto sostenere l’accusa anche in secondo grado dove, martedì 28 febbraio 2023, ha chiesto undici condanne: 3 anni e 6 mesi per Giovanni Bazoli (presidente emerito di Intesa Sanpaolo e fino al 2012 nel Consiglio di sorveglianza Ubi); 3 anni e 4 mesi per Andrea Moltrasio (ex presidente del Cds), così come per Victor Massiah (consigliere delegato di Ubi), per Armando Santus e Franco Polotti (ex presidente del Cgd, unico condannato a un anno e 6 mesi per un finanziamento legato alla società Edilbeta); 3 anni per Emilio Zanetti (presidente del Cdg fino all’aprile 2013 e presidente dell’associazione Amici di Ubi) e per Giuseppe Calvi; 2 anni e 10 mesi per Pierpaolo Camadini, 2 anni e 8 mesi per Enrico Minelli e per Italo Lucchini, 2 anni e 2 mesi per Mario Mazzoleni. Per la prescrizione e per la limatura di alcuni aspetti, sono decisamente più basse delle richieste in primo grado che andavano dai 6 anni e 2 mesi ai 3 anni. 

Il nocciolo dell’accusa è che l’associazione Amici di Ubi e l’Associazione Banca Lombarda Piemontese fossero centri di potere, esterni alla banca, che prendevano le decisioni sulle nomine. Nonostante la modifica dello statuto con cui vennero esclusi riferimenti a soggetti esterni, secondo il pm Ubi continuò ad essere gestita con le vecchie regole, in un rapporto di pariteticità tra bergamaschi e bresciani. Ma i giudici di primo grado hanno scritto che il movente del patto occulto è «neutralizzato in radice», perché dai carteggi non è emerso che la Banca d’Italia chiese a Ubi di abbandonare il principio di pariteticità. Anche da qui le assoluzioni «perché il fatto non sussiste». 

Molte delle oltre 60 udienze in primo grado vennero dedicate all’altra principale accusa, l’illecita influenza nell’assemblea del 20 aprile 2013, dove vinse la Lista 1, secondo l’imputazione grazie alle deleghe in bianco. Numerosi testimoni arrivarono anche da altre regioni, pure dal Sud, con i loro ricordi sbiaditi. Ma qui il discorso è diverso. Il pm non ha impugnato l’esito di questo filone; lui stesso, a Bergamo, dopo una serie di riconteggi dei tempi aveva chiesto il proscioglimento dei 18 imputati perché il reato era ormai prescritto dall’estate 2021 (la sentenza è dell’8 ottobre). Quattro avevano entrambe le accuse, erano 31 complessivamente, tutti assolti o prosciolti tranne Polotti. 

Nonostante la prescrizione, i giudici erano entrati nel merito dell’ipotesi di illecita influenza nell’assemblea, assolvendone 10 «per non aver commesso il fatto» e disponendo per gli altri 8 il non luogo a procedere per prescrizione. Quattro di questi vogliono uscirne senza ombre e hanno impugnato la sentenza, puntando all’assoluzione nel merito. Sono Massiah (la difesa ha parlato ieri), Gemma Baglioni, Enrico Invernizzi (anche la sua difesa ha parlato) e Marco Mandelli. Anche Polotti ha impugnato la condanna a 1 anno e mezzo. Oggi è la volta degli avvocati dei bergamaschi. Si prosegue venerdì 3 marzo.

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28 febbraio 2023 ( modifica il 01 marzo 2023 | 10:34)



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Written by bourbiza mohamed

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