in

«La gioia di riavere mio figlio donandogli un polmone»- Corriere.it


di Fabio Paravisi

Bergamo, il bimbo ha 5 anni ed figlio di una coppia di albanesi, nduel e Ornla. Parte dell’organo donata dal pap: Non ci ho pensato due volte, si trattava di salvare la vita a mio figlio. Il piccolo stato dimesso e sta bene: Potr andare all’asilo e giocare con gli altri bimbi

Undici ore di intervento, cento persone coinvolte, quaranta giorni di convalescenza, e infine, pochi giorni fa, un bambino di cinque anni potuto andare al parco con i genitori, correre e giocare con gli altri ragazzini. E respirare, respirare l’aria fresca di febbraio come per tanto tempo non poteva fare. Ci riusciva perch ora, nel suo petto da uccellino, c’ un pezzo di polmone donatogli dal padre che lo stava accompagnando al parco.

All’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, dove stato eseguito unintervento primo nel suo genere in Italia, lo hanno chiamato Mario, come il protagonista del suo videogioco preferito. figlio di una coppia di albanesi, nduel, 34 anni, e Ornla, 35. Il piccolo era affetto da talassemia, e il padre gli aveva gi donato il midollo. Ma questo aveva provocato una reazione immunitaria, con le cellule del donatore che avevano attaccato gli organi del ricevente causando un danno irreversibile ai polmoni del piccolo. Mario non poteva permettersi di smettere di respirare nemmeno per deglutire, e veniva nutrito con una sonda.

Un normale trapianto di polmone avrebbe causato un rigetto a lungo termine e la necessit di un nuovo intervento fra cinque-dieci anni. Ma il fatto che il sistema immunitario del piccolo sia stato sostituito da quello del padre, con rischi di rigetto azzerati, ha creato le condizioni ideali per la donazione da vivente. Cio prelevare dal lobo inferiore destro del polmone del padre cinque dei diciannove segmenti e usarli per sostituire il polmone destro del figlio. Quando me lo hanno proposto non ci ho pensato due volte: si trattava di salvare la vita a mio figlio — racconta nduel —. In questi due anni mi era passato di tutto per la mente.

Il 17 gennaio l’intervento, in due sale chirurgiche adiacenti attive in parallelo coordinate dal direttore di Chirurgia Michele Colledan, che effettua il trapianto sul bambino, mentre Alessandro Lucianetti esegue il prelievo del lobo polmonare dal padre. Attorno a loro, durante undici ore e due turni, si avvicendano cento persone. Il piccolo non pu respirare ed collegato all’Ecmo, il sistema di circolazione extracorporea. Dopo l’intervento il bimbo resta due settimane in terapia intensiva pediatrica dove trova la madre ad aspettarlo. Voglio fare qualcosa anche io — aveva protestato — e non fare solo quella che guarda. Per quattro giorni Mario resta collegato all’Ecmo, poi riprende una buona funzione polmonare. Otto giorni dopo il trapianto, raggiunge l’autonomia respiratoria con sospensione della ventilazione invasiva. La madre pu restare con lui giorno e notte. Poi arrivano le visite del padre, dimesso dopo una settimana. Ora l’uomo ha una riduzione del 20% del volume polmonare ma potr condurre comunque una vita normale e perfino fare sport. All’inizio di febbraio Mario viene spostato in Pediatria, ricomincia le sue normali attivit senza bisogno di sostegno respiratorio: il suo nuovo polmone perfettamente funzionante. Grazie a Dio e ai medici andato tutto bene — sospira nduel —. Adesso potr andare all’asilo, giocare con gli altri bambini. Non sta fermo un attimo, mangia poco e gioca tanto. Non c’ cosa pi bella da vedere, meraviglioso. Abbiamo fatto una cosa eccezionale — dice il direttore dei Percorsi pediatrici Lorenzo D’Antiga —. E c’ un padre che ha salvato la vita al figlio due volte. La cosa pi emozionante vederli tutti insieme, aggiunge Colledan.

Le dimissioni arrivano il 21 febbraio. Servir ancora qualche controllo post trapianto, poi Mario potr tornare a casa e cominciare dopo tanto tempo la vita normale di un bambino che corre e gioca in un parco.

28 febbraio 2023 (modifica il 28 febbraio 2023 | 07:37)



Leggi di più su corriere.it

Written by bourbiza mohamed

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Bologna, nelle periferie ci si ammala di più: le mappe delle fragilità tra i quartieri

Unabomber, tre veneti tra gli indagati