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Bologna, nelle periferie ci si ammala di più: le mappe delle fragilità tra i quartieri


La Barca

Nelle zone della città afflitte da disagi economici, educativi e di socialità ci si ammala di più. E naturalmente si fa anche più fatica ad accedere ai servizi sociali e sanitari. Barca, Pilastro, Pescarola e la zona tra via Mondo e via del Lavoro sono le aree più colpite. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Alma Mater di Bologna, che ha prodotto una vera e propria mappa delle fragilità e delle disuguaglianze sanitarie sotto le Due torri. La ricerca, alla presenza del sindaco Matteo Lepore e dei vertici della sanità bolognese, è stata illustrata in SalaBorsa.


Il report e la diffusione del diabete

Il report ha analizzato come si distribuiscono tra i quartieri la salute, la malattia e l’accesso ai servizi sanitari. Allo stesso tempo si è indagato anche su quali sono i fattori sociali che determinano queste disuguaglianze. Ci sono aree della città, ad esempio, dove il diabete è fino al 40% più diffuso, o dove le malattie cardiovascolari superano del 25% la media cittadina, o quelle psichiatriche del 30%. Le aree con più alta percentuale di persone che vivono in alloggi Erp hanno peggiori indicatori di salute. Inoltre, la percentuale di persone minori di origine straniera è correlata a peggiori condizioni di salute, anche mentale. Nelle aree a nord e nelle periferie est e ovest la mortalità è maggiore, se pure di poco, rispetto alla media cittadina. Infine, nelle aree con peggiori indicatori socio-economici le persone ricorrono di più al Pronto soccorso. Alcune aree (come appunto Barca, Pescarola, Pilastro, via Mondo-via del Lavoro) «ritornano in tutti gli indicatori» e sono quelle connotate da «maggiori svantaggi sociali», sottolineano gli autori della ricerca, Ivo Quaranta e Chiara Bodini, del Centro studi e ricerche in salute internazionale e interculturale di Unibo. Sono le zone, ad esempio, con una forte presenza di alloggi popolari, con pochi spazi di aggregazione a libera fruizione, che soffrono di «forte isolamento» e di un «senso diffuso di stigma anche territoriale».

Il problema dell’accesso ai servizi

«Il problema a Bologna non è la carenza di servizi — afferma Quaranta — ma la capacità delle persone di attivarsi per averne accesso. C’è un deficit non di servizi ma di sistema», che non mette in condizioni le persone di prendersi cura di sé, perché ci sono «fattori che limitano» a monte i comportamenti corretti. Quindi «non basta fare una corretta informazione», avverte il ricercatore, ma occorre capire quali sono e in che modo agiscono questi determinanti sociali. «È necessario ripensare il concetto stesso di salute — spiegano gli esperti dell’Alma Mater — non come assenza di malattia, ma come promozione di ciò che fa stare bene le persone». E allo stesso tempo serve ripensare il sistema andando verso servizi e figure di prossimità, sostengono Bodini e Quaranta. «Da oggi non si potrà più dire di non sapere — commenta l’assessore alla Sanità e al Welfare del Comune di Bologna, Luca Rizzo Nervo — bisognerà farsi carico di questi determinanti sociali».

La posizione di Lepore

Il tema della fragilità è spesso citato anche dal sindaco Matteo Lepore. «Bologna è prima per qualità della vita — ricorda il primo cittadino — ma sappiamo bene che queste classifiche servono per lo più al sindaco e non ad affrontare i veri problemi. La città è cresciuta negli ultimi anni, ma si è anche allargata la forbice delle questioni sociali. Bologna è una città rifugio e di opportunità, ma più che avere il Tecnopolo la nostra ambizione deve essere garantire il diritto alla fragilità». Su questo, assicura Lepore, «vogliamo mettere nuove risorse e nuovi servizi. Serve un giro di boa». Il momento però non è dei più facili. «Anche la Regione è in difficoltà — rileva il sindaco — ma non ci dovremo fermare di fronte alla mancanza di risorse».

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24 gennaio 2023 (modifica il 24 gennaio 2023 | 12:43)

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Written by bourbiza mohamed

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